Tre storie fuse in un romanzo, tre storie che potrebbero essere tre racconti perché percorrono binari diversi, lontani tra loro, ma che invece arriveranno alla stessa stazione. Le tre storie in un romanzo le ha scritte Fernando Coratelli, il libro si intitola Alba senza giorno, l’editore è Italo Svevo.

La prima storia è quella di due rom, Stoian e sua moglie Stéphka, che dopo varie peripezie, arrivano in Italia. Sono giovani, si amano e sperano che il violino di Stoian permetta loro di vivere serenamente.

Poi c’è la storia di Martina, una giovane madre milanese di simpatie leghiste (con madre leghista). Il vero problema di Martina è una vita incolore, grigia come il cielo di Milano. Non c’è spazio per la compassione nel suo mondo, per il diverso.

E c’è la storia di Tonino Cortale che, oltre a essere un padre di famiglia che sogna scopate adulterine, è un sicario della ‘ndrangheta che riceve l’ordine di vendicare un assassinio.

“Non voglio morire in Bulgaria. Voglio un figlio. Voglio che stai con me e siamo felici”. La frase è pronunciata dalla giovane rom, Stéphka, nelle prime pagine. Tre storie, ma la vera protagonista è questa giovane zingara: si permette il lusso di sognare, lei, in un mondo che, invece di sognare odia.

Coratelli è nato a Bari, vive a Milano. Ha pubblicato Altrotempo (Cadmo), Quando il comunismo finì a tavola (CaratteriMobili), Lì dove niente può succedere (Lite-Editions, 2012) e La resa (Gaffi editore, 2013).

Coratelli ha dedicato il libro a Petru Birladeanu, musicista rumeno che il 26 maggio 2009 venne ucciso da un proiettile vagante durante una sparatoria alla stazione della Cumana di Montesanto.

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