Vincenzo Boccia alza il tiro partendo dall’Ilva per arrivare al nodo della gestione delle crisi d’impresa e solleva un polverone. Il presidente di Confindustria ha chiesto all’esecutivo “buon senso e serietà“, invitando Palazzo Chigi a non pretendere che di fronte a “crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione. Così facciamo un errore madornale”.

Il numero uno degli industriali ha quindi detto che “se c’è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di costruire, come accade in tutte le aziende del mondo”. Quindi il punto: gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione “che si attivano in momenti congiunturali negativi delle imprese. Il punto è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari. Se l’ex Ilva arretra per la congiuntura internazionale, ogni azienda deve avere una flessibilità in chiave congiunturale”.

In generale secondo il presidente di Confindustria, “questo governo ha generato la causa e dovrebbe risolverla in una logica di impresa. Si è data l’occasione di trovare un alibi per costruire una questione molto più grande che da ambientale è diventata potenzialmente economica e sociale e ci auguriamo che la cosa si possa mettere nella carreggiata giusta”, ha aggiunto parlando sabato ai microfoni di Tele Nord a margine di un evento a Genova. “Nazionalizzare? Il problema è chi paga. Questo governo dovrebbe cominciare a pensare quali sono gli effetti sull’economia reale e sulla società di alcune scelte. Occorre prendersi le responsabilità e avere il senso del limite. Il Paese deve attrarre e fidelizzare investitori invece ha la capacità di farli scappare”, ha concluso.

Ma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, non ci sta e riporta la palla sulla questione contingente bollando le parole di Boccia come “senza senso: c’è un accordo da far rispettare, firmato un anno fa, che prevede degli impegni”. Secondo l’ex leader della Fiom, inoltre, “non sono cali temporanei di mercato che modificano piani strategici che prevedono 4 miliardi di investimenti. Quegli accordi lì vanno fatti rispettare: e anche lui dovrebbe chiedere alla multinazionale di rispettare il nostro Paese, e di rispettare gli accordi. Credo che l’affidabilità nel rispetto degli accordi sia una regola delle parti sociali”.

Dal canto suo l’ex premier Paolo Gentiloni sabato a margine del Festival 4.0 Città Impresa di Bergamo, ha rivendicato la bontà dell’intesa con ArcelorMittal. “Io penso che in quel contesto fosse certamente l’accordo migliore possibile e condivido l’impegno attuale del governo a spingere perché quelle condizioni non vengano tradite o rinnegate”, ha sottolineato. “Noi avevamo fatto un accordo, abbiamo fatto una gara che è stata vinta da ArcelorMittal: nell’ambito del negoziato con chi si è aggiudicato la gara al quale hanno partecipato anche le organizzazioni sindacali sono state fissate alcune condizioni”, ha aggiunto, sottolineando come “in queste materie i patti vanno rispettati: questo riguarda sia il gruppo ArcelorMittal che le istituzioni italiane”.

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