Ed ecco l’ultima, triste novità. L’ennesima, a cui ovviamente non saprà offrire alcuna seria risposta il governo giallofucsia, tutto assorbito dall’aumento delle tasse per chi lavora e dalla zelante opera di agevolazioni dei padroni del capitale liquido-finanziario. È, lo sappiamo, il governo in livrea, sempre pronto ad accogliere tutti i desiderata del padronato no border, quello – per intenderci – che sta massacrando senza pietà le classi lavoratrici e i ceti medi.

La novità – horribile dictu – è che ArcelorMittal ha annunciato apertis verbis il ritiro dall’ex Ilva da Taranto e dall’Italia. La restituirà, insomma, allo Stato italiano. Lo apprendiamo da una nota diffusa dallo stesso gigante industriale. Che, per inciso, ha la sua base in Lussemburgo.

ArcelorMittal – diciamolo – è approdato in Italia con l’atteggiamento padronale di chi comanda ed è avvezzo ad avere dinanzi a sé docili servitori, remissivi e con la testa pronta ad annuire senza alcuna indocilità ragionata. È il paradigma del capitale globalizzante o, meglio, “glebalizzante” (cfr il nostro Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo, Rizzoli 2019). Il turbocapitalismo globocratico e sans frontières tutto vuole imporre dall’alto, senza mediazioni con Stati, sindacati e diritti. Ecco il mondo felice della competitività globale!

Ecco le magnifiche sorti della open society senza confini, e dunque senza forza politica e sindacale. Il sogno del padronato cosmopolitico e, come sempre, degli utili idioti fucsia e arcobaleno che pensano la società emancipata come un “centro sociale okkupato” o come un gay pride permanente, mai come marxiana società emancipata di donne e uomini liberi e uguali, non sfruttati né alienati.

Se non fosse un governo di pura servitù volontaria ai padroni del capitale cosmopolitizzato, il governo giallofucsia avrebbe ora una grande opportunità di riscatto e di dignità. Quale? Semplice: nazionalizzare intieramente l’Ilva.

Ricondurla senza riserve sotto la presa del governo nazionale. Come dice il poeta Hölderlin, dove cresce il pericolo, lì cresce das Rettende auch, “anche ciò che salva”. Ma perché ciò che salva diventi operativo ci vuole quel coraggio che, per definizione, manca a chi preferisce volontariamente essere servo.

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