Saranno rimpatriati, anche se i loro Paesi di origine – in particolare Olanda, Belgio, Francia e Germania – hanno revocato loro la cittadinanza perché appartengono a un gruppo terroristico. Il ministro dell’Interno turco, Süleyman Soylu, ha ribadito ancora una volta la linea del governo, che rimanderà a casa i foreign fighters dello Stato islamico catturati durante la recente campagna militare nel nord-est della Siria e che attualmente si trovano nelle carceri di Ankara. E li espellerà anche se sono senza passaporto.

“I membri di Daesh (Isis) nelle nostre mani saranno rimandati nei loro Paesi d’origine anche se sono stati privati della loro cittadinanza – ha detto -. Manderemo indietro quelli che sono nelle nostre mani, ma ora il mondo ha adottato un nuovo metodo: revocare la nazionalità. Stanno dicendo che devono essere processati dove sono stati catturati. Immagino che questa sia una nuova forma di diritto internazionale”, ha dichiarato Soylu nel corso di una conferenza stampa. “Non è possibile accettarlo. Restituiremo i membri del Daesh nelle nostre mani ai loro Paesi, indipendentemente dal fatto che revochino o meno la nazionalità”. Già il 2 novembre, parlando al quotidiano filogovernativo turco Daily Sabah, Soylu il ministro si era lamentato del fatto che alcuni paesi europei non rispondessero alle richieste di Ankara di riprendersi i loro cittadini, accusati terrorismo. “I Paesi non possono semplicemente revocare la cittadinanza agli ex terroristi e aspettarsi che la Turchia se ne occupi – aveva detto -. Per noi è inaccettabile, ed è anche irresponsabile“.

Intanto Ankara ha annunciato l’arresto di 287 sospetti jihadisti dell’Isis nel corso dell’operazione nel nordest della Siria. Il vice ministro degli Interni, Ismail Catakli, ha spiegato che tra i sospetti ci sono 45 turchi e 242 “stranieri” provenienti da 19 Paesi. I cittadini turchi sono stati rimpatriati.

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