Se il governo, dopo il dibattito e le tensioni tra le forze politiche sulla manovra, ha deciso di far slittare a luglio l’entrata in vigore dell’abbassamento sulla soglia del contante e sulle multe per chi non ha i Pos, dopo le richieste (soprattutto dal fronte M5s) di trovare prima un accordo sulla riduzione dei costi delle commissioni, il dibattito tra l’esecutivo e le banche resta però ancora aperto. Dalla 95esima edizione della Giornata del Risparmio è stato però il presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, ad avvertire: “Non servono grida manzoniane o divieti inapplicabili”. E ancora: “Più crescono le transazioni elettroniche e più calano i costi di produzione per gli utenti che scelgono tra prodotti e servizi diversi e in concorrenza tra loro. L’Abi non deve e non può fissare prezzi per prodotti e servizi in concorrenza. Per ‘Euromonitor-Mastercard’, il livello medio dei costi dei pagamenti digitali in Italia è dell’1,1%, dell’1,6% in Olanda, 1,5% in Germania e 1,2% in Finlandia. Serve quindi più cultura civica e incentivi per i dettaglianti”. Tradotto, il rapporto con l’associazione delle banche sul tema della riduzione delle commissioni non sarà semplice per l’esecutivo. “Si tratta di un obiettivo strategico. Noi siamo disponibili al dialogo, ma soltanto nel rispetto delle regole e delle legalità, sempre”, ha premesso ancora Patuelli.
Dal palco dell’Università Pontificia S. Tommaso d’Aquino è stato però lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, intervenuto dopo lo stesso Patuelli, a rivendicare l’azione dell’esecutivo. “Il governo con la manovra ha deciso di puntare su un ambizioso e organico piano di promozione dell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici, introducendo misure che prevedono forme di incentivi per consumatori e per esercenti. Incentivi in primo luogo, assai più che grida manzoniane che sono inefficaci”. E ancora, ha rimarcato: “C’è l’attenzione del governo al contenimento dei costi, soprattuto sulle transazione di piccolo importo”.
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