Lo scandalo finanziario Bio-On, che travolge un’azienda che si diceva d’eccellenza nel ramo delle bio-plastiche; la consacrazione della punta emiliana del “Pentagono dello Sviluppo” nel Nord-Est; la forte caratura ecologica della IV Biennale della Fotografia Industria e Lavoro: queste tre storie sono arrivate insieme da Bologna. Le coincidenze, a volte, rendono la realtà dei fatti davvero stranger than fiction, più strana della finzione, parola di Hermann Melville.

Che si potesse bruscamente offuscare la stella di Marco Astorri, il fondatore di Bio-On, lo si capiva già dalla leggenda che alimentavano i media, sulla base di un solo curioso precedente negli ski-pass, di un classico Mac nel garage in quel di Bentivoglio, nonché, ovviamente, di una serie di scoperte, vere o presunte, nell’ambito dei cosiddetti Pha, polimeri poliesteri biodegradabili. Ma una macchia non offusca la straordinaria forza delle imprese emiliane, che trainano la crescita nazionale residua, con un +0.6/0.8% del Pil, come certificato in questi giorni dalla Fondazione Nord Est e dall’Università di Parma.

Questo dell’Emilia è un tessuto imprenditoriale più unico che raro, spiega l’economista Franco Mosconi, dove accanto a grandi gruppi internazionali, come Barilla o Cremonini, spiccano “un pugno di multinazionali tascabili d’eccellenza, guidato da Coesia, Chiesi e Ima e un nutrito esercito di Pmi Champions”, ovvero di piccole medie imprese campioni (da Dario Di Vico, in Corriere della Sera 24 ottobre, dal titolo Cresce il peso dell’Emilia. Ma Milano resta lontana).

Ma è la terza notizia di questi giorni, la nuova Biennale FotoIndustria, che lega l’insieme. Molti avranno sentito parlare del film-denuncia Anthropocene e della mostra omonima del fotografo Edward Burtynsky al Mast di Bologna. Ecco, la definizione di Anthropocene, per contrassegnare la nostra epoca geologica caratterizzata dai disastri di origine umana, fa un po’ storcere la bocca agli ecologisti duri e puri, in particolare ai neo-marxisti, che preferiscono parlare di Capitalocene, dato che è il regime economico della modernità ad aver scatenato il disastro ambientale. Del resto, per una Greta Thunberg idolatrata dai giornaloni dei plutocrati, ci sono tanti Extincion Rebels silenziati che se vanno a versare fiumi di sangue davanti a Wall Street.

Bene, lasciate da parte contraddizioni e fumosità, torniamo al film e alla mostra fotografica: la fondazione Mast e le sue lodevolissime iniziative sono tra le creature più note del mecenatismo di Isabella Seragnoli, erede di una famiglia bolognese che oggi possiede un complesso di aziende della meccanica d’automazione tra le più moderne, record per numero di brevetti (“le multinazionali tascabili d’eccellenza” del modello emiliano, appunto). Una donna che lodevolmente ha fatto della filantropia, attraverso la fondazione e lo sviluppo di varie attività nella sanità e nell’assistenza, la sua dichiarata missione “per condividere i privilegi prendendosi cura dell’Altro”.

Le grandi fortune di casa Seragnoli risalgono alle attrezzature per fare incarti alle tavolette di cioccolato e alle caramelle. Si sono consolidate con la produzione di macchine per impacchettare le sigarette e con altre linee d’automazione per imballaggi e confezionamenti, alimentari soprattutto, cresciuti a dismisura (si pensi solo alle cialde di caffè). Certo, nelle ultime stagioni le aziende del gruppo Seragnoli propongono anche confezionamenti eco-green per le saponette, così chic, oppure bustine da tè in carta for a free plastic world.

C’è da dire che, in generale, molte marche stanno puntando finalmente sulle bio-plastiche, anche se per ora sono appena il 5% dei confezionamenti. E se adesso andate a comprare qualunque cibo porzionato al supermercato più vicino e se provate a risalire a quale macchine utilizza la ditta che ha preparato i vari vassoietti; se pensate che, alla fine, quei pacchetti, e milioni di altri similari, sono la parte meno riciclabile del contributo quotidiano di tutti noi al waste-world; se ricordate che questa stessa spazzatura di plastica costituisce il più vistoso dei marker dell’Anthropocene, come recitavano “angloriosamente” tante didascalie alle foto di Burtynsky a Bologna: se e se, gira che ti rigira, vi ritrovereste più o meno allo stesso indirizzo della sontuosa e ansiogena mostra del Mast.

Nel mondo iper-finanziarizzato di oggi si violano apertamente etica e leggi per imbiancare gli affari sporchi e travestire i bilanci con una patina verde: è il cosiddetto white&greenwashing, che ha visto brillare nelle cronache degli ultimi giorni la costellazione planetaria di una Exxon sotto processo per aver falsificato di nuovo i dati sull’effetto serra, piuttosto che le nostre stelline genere Bio-On. E però, in casa Seragnoli a Bologna, tra hospice per i malati terminali di cancro ed exibition ecologiste, è come se si volesse risanare in bene, almeno un po’, il proprio stesso business.

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