Il Parlamento europeo esprime ferma condanna dell’offensiva turca nel nord-est della Siria, chiede il ritiro immediato delle truppe di Ankara e propone al Consiglio Ue l’introduzione di sanzioni e limitazioni nella concessione dei visti ai funzionari turchi. Lo si legge nella risoluzione non legislativa con la quale l’Eurocamera esprime la propria solidarietà per il popolo curdo e respinge la proposta della Turchia di istituire una zona di sicurezza.

L’Europa, rimasta fuori dai colloqui che hanno portato alla tregua e all’accordo tra Russia, Turchia, curdi e governo di Damasco, ha però ricevuto le critiche bipartisan, sia delle Syrian Democraticn Forces (Sdf), alleate della coalizione occidentale nella lotta allo Stato Islamico, che dal presidente Recep Tayyip Erdoğan che lamenta il mancato appoggio di Bruxelles e della Nato nel corso dell’operazione Fonte di Pace. E proprio Ankara torna a minacciare il Vecchio Continente: se la Turchia non lo impedisse, proteggendo i confini Ue, centinaia di migliaia di migranti e rifugiati entrerebbero nel territorio europeo, ha dichiarato il portavoce dell’AkParti, il partito di governo, Omer Celik.

Gli eurodeputati hanno sottolineato l’importante contributo delle forze guidate dai curdi nella lotta contro Daesh. Tuttavia, hanno espresso preoccupazione riguardo alle notizie di prigionieri di Isis, tra cui numerosi foreign fighter europei, fuggiti dai campi della Siria settentrionale a causa dell’offensiva turca. Circostanza che aumenta il rischio di una nuova ascesa dell’organizzazione terroristica. Inoltre, il Parlamento ritiene inaccettabile che Erdogan utilizzi i profughi come arma per ricattare l’Ue.

La plenaria di Strasburgo chiede quindi al Consiglio europeo di introdurre una serie di sanzioni e di divieti mirati di concessione del visto d’ingresso ai funzionari turchi responsabili delle violazioni dei diritti umani durante l’attuale intervento militare. Il Parlamento esorta il Consiglio a prendere in considerazione l’adozione di misure economiche contro la Turchia e la sospensione delle preferenze commerciali nel quadro dell’accordo sui prodotti agricoli, oltre a considerare la sospensione dell’unione doganale Ue-Turchia.

La posizione del partito di governo, però, rimane ferma e sfrutta ancora la propria posizione e gli accordi stipulati con i 28, soprattutto in tema di immigrazione, per lanciare i propri avvertimenti. Se la Turchia non lo impedisse, proteggendo i confini Ue, centinaia di migliaia di migranti e rifugiati entrerebbero nel territorio europeo, ha ripetuto il portavoce dell’Akp, Omer Celik, replicando alle critiche per l’operazione militare turca nel nord della Siria: “L’esercito turco – ha poi specificato – non si ritirerà dal nord-est della Siria finché la stabilità e la sicurezza non saranno garantite”.

A cercare di riportare Ankara più vicina all’orbita Atlantica, tenendo conto che si tratta della seconda potenza della Nato, sono anche gli Stati Uniti: il capo del Pentagono, Mark Esper, durante una conferenza organizzata dal think tank German Marshall Fund ha detto che, “rispetto all’Alleanza, la Turchia si sta muovendo nella direzione sbagliata. Su una serie di questioni li vediamo ruotare più nell’orbita russa che in quella occidentale. Dobbiamo lavorare duro sulle nostre relazioni affinché torni ad essere l’alleato affidabile che è stato nel passato”.

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