Era stato tra i primi a portare la lirica in tv, quando la Rai era appena nata nel 1954. E’ stato uno degli artisti con la carriera più lunga: più di settant’anni. Ha continuato ad esibirsi e a cantare fino a quasi novant’anni. Con Rolando Panerai se ne va un pezzo importante della lirica italiana: un simbolo, un monumento. Panerai, baritono, è morto a 95 anni, nella sua casa di Settignano. A dare la notizia è stato il Maggio fiorentino: “Innumerevoli le sue presenze sul palcoscenico del Maggio dal 1947 al 2004 e poi sempre presente nella musica, e per la musica, come maestro e inoltre tra i più fedeli tra il pubblico del nostro, e suo, teatro. Il Maggio gli dedicherà il prossimo Trittico pucciniano e le recite di Gianni Schicchi, di cui fu impareggiabile interprete”.

Panerai era nato nel 1924 a Campi Bisenzio. Aveva debuttato nel 1946 e in settant’anni ha interpretato sia il repertorio classico dell’opera dell’Ottocento sia lavori di autori post-verdiani, fino al proporre anche opere di compositori contemporanei, come Vieri Tosatti. Attivo anche nella regia teatrale, le sue più recenti produzioni risalgono a quest’anno per il Teatro Carlo Felice di Genova. Nel corso dei decenni Panerai ha cantato sul palco dei più importanti teatri del mondo, dalla Scala al Convent Garden, dal Metropolitan di New York alla Staatsoper di Vienna, dall’Opéra di Parigi al Liceu di Barcellona fino ai Festival di Salisburgo ed Edimburgo.

Come detto fu pioniere della lirica in televisione: era nel cast del Barbiere di Siviglia di Rossini, la prima opera trasmessa dalla Rai il 23 aprile 1954. Nel 2000, 46 anni più tardi, cantò in La traviata a Paris, opera-film trasmessa in diretta mondovisione in più di cento nazioni.

Nel suo repertorio sono finiti circa 150 titoli: molte opere verdiane (Rigoletto, Falstaff, Trovatore, Traviata, Don Carlo), quelle di Mozart (Le nozze di Figaro), e ovviamente Rossini, Puccini (Marcello è stato uno dei ruoli che ha frequentato di più). Ma accanto ai classici ha sempre accettato di azzardare in prime teatrali assolute come nel 1955 con L’angelo di fuoco e nel 1967 L’ombra dell’asino, opere postume rispettivamente di Prokofev e Richard Strauss.

Il debutto alla regia fu a 48 anni, nel 1972, con Il campanello di Gaetano Donizetti, a Genova. Ma battendo anche l’età non ha mai abbandonato del tutto il canto: nel 2004 celebrò il suo ottantesimo compleanno interpretando Don Alfonso in Così fan tutte a Firenze. Nel 2011 a Genova si esibì a 87 anni nelle prime de Il campanello e di Gianni Schicchi. Nell’ottobre 2014, in occasione del novantesimo compleanno, il Maggio Musicale Fiorentino organizzò in suo onore una serata in cui interpretò arie da opere di Rossini, Massenet, Verdi, Donizetti e Puccini. L’ultima opera messa in scena, ad aprile, a Genova, fu ancora lo Schicchi, l’opera “beffarda” di Puccini.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Cent’anni di Dino De Laurentiis, ‘la vita è troppo breve per non essere napoletani’

prev
Articolo Successivo

Processo Aemilia, ‘ndrangheta e imprenditori uniti nel nome delle fattura false. Un libro racconta il Sistema, udienza per udienza

next