Inizia con Matteo Renzi che passa tra il pubblico a prendersi gli abbracci dei suoi sostenitori, al suono di musica rock, l’edizione 2019 della Leopolda, nella storica location dello scalo ferroviario fiorentino. È il primo anno in cui l’ex presidente del Consiglio sale sul palco dell’evento come leader di un partito diverso dal Pd: “Cambiare è la regola della vita. E quelli che guardano al passato o al presente, certamente perderanno il futuro”, è la massima di John Fitzgerald Kennedy che campeggia in uno dei grandi cartelloni con frasi di personaggi celebri sul cambiamento e sul fascino del nuovo inizio sistemati ai lati della navata centrale dell’ex stazione. Oggi, Renzi arriva alla Leopolda non più come esponente Dem, ma come fondatore di Italia Viva.

E pochi minuti dopo aver preso la parola inizia subito ad attaccare Matteo Salvini, con il quale si è confrontato pochi giorni fa nello studio di Porta a Porta, con Bruno Vespa a fare da arbitro. Di fronte alle sue argomentazioni, dice, il leader della Lega è riuscito solo a ripetere tre espressioni: “Migranti, carcere di Spoleto, Quota 100”. E alle accuse del capo politico del Carroccio, secondo cui la colica renale che lo ha colpito è colpa degli insulti dei renziani, replica: “Dire che è colpa dei nostri insulti significa dare un messaggio di odio verso l’avversario, che va respinto. Non siamo mai stati, non siamo e non saremo mai quelli che odiano, quelli che attaccano un nemico, ma quelli che, forti delle proprie idee, spiegano che la pensiamo in modo radicalmente diverso dalla politica di odio di Salvini“.

Prima di dare la parola ai primi ospiti, Renzi lancia anche un messaggio all’esecutivo: “Dalla Leopolda zero polemiche, zero tensioni e zero minacce“. Un messaggio agli “alleati” di governo e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Del resto, il leader di Italia viva le polemiche le ha già innescate prima dell’inizio della Leopolda, con un attacco su Quota 100, che Conte giudica un pilastro della manovra e che invece Renzi definisce “ingiusta” e promette di far cancellare. E non è stato tenero nemmeno con il Pd, che ha chiamato “il partito delle tasse”. Ma assicura: “C’è chi scrive che Renzi vuol fare cadere il governo. Lo abbiamo fatto un mese fa e se lo facciamo cadere ora ci ricoverano per schizofrenia. Se lanciamo delle idee non sono ultimatum, è per il populismo che le idee sono ultimatum”.

E a proposito di “alleati”, ecco che sul palco sale l’altro padrone di casa: l’ex renziano Dario Nardella, sindaco di Firenze rimasto nel Pd. “Mi hanno chiesto se sarei venuto, perché e cosa avrei detto – ha cominciato il primo cittadino – Sono orgogliosamente sindaco del Pd, ma alla Leopolda non ci sono avversari. Gli avversari andate a cercarli nella destra sovranista di Salvini, noi siamo qui per confrontarci, per parlare di contenuti, idee, fatti, progetti”. Nardella ha auspicato che dalla convention venga “un grande messaggio di ottimismo, di speranza e di coraggio”. Il sindaco di Firenze è stato accolto calorosamente da Matteo Renzi: “Il fatto che non si sia nello stesso partito – ha affermato l’ex premier – non significa che non abbiamo gli stessi valori”.

E mentre il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, invita gli iscritti del Pd a disertare l’evento, anche su questo fronte il leader di Italia Viva invita a evitare polemiche. “Rossi non viene alla Leopolda? Non farei polemiche per niente”, taglia corto Renzi. Che poi aggiunge: “Stasera viene il sindaco di Firenze che è un dirigente e iscritto del Pd”. Anche la segretaria del Pd toscano, l’europarlamentare Simona Bonafè, altra ex renziana, è presente. “Sono presente alla Leopolda – spiega Bonafè – intanto perché gli avversari del Pd non sono qui dentro, anzi qui c’è una forza alleata al governo, una forza che anche alle prossime elezioni regionali può allargare il centrosinistra. E poi perché la Leopolda è sempre stato un luogo di discussione. E io penso che alcuni dei temi che sono emersi qui, alcune delle battaglie emerse qui io continuerò a portarle avanti nel Pd”.

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