Congo the chimpanzee. The birth of art”. Si intitola così la mostra che sarà ospitata, tra il 3 e il 19 dicembre, dalla The Major Gallery di Londra. Possibile? Una personale di uno scimpanzè? Tutto vero! La galleria d’arte che dagli anni Settanta si è concentrata sul lavoro degli artisti americani della Pop art, ma anche dell’arte concettuale e dell’espressionismo astratto e più recentemente ha lasciato spazio a quelli della Minimal art e del Dada, ha deciso di puntare sullo scimpanzè-pittore, apprezzato anche da Picasso, Mirò e Dalì. Con cinquantacinque opere esposte e messe in vendita con cifre comprese tra 1500 e 6000 sterline.

“Conservo le note sulla ricerca scientifica svolta negli anni trascorsi lavorando con il Congo e altre due scimmie, ma a 91 anni vorrei che questi dipinti e disegni fossero resi disponibili ad altri collezionisti. Spero che porteranno loro tanto piacere quanto a me“. Desmond Morris, uno zoologo inglese e pittore surrealista che ha dedicato la sua vita a dimostrare come sia possibile insegnare a dipingere ad una scimmia, ha deciso di separarsene.

Le cifre per accaparrarsi le opere non sono per nulla eccessive. Lo scimpanzè morto nel 1964, che ha al suo attivo circa 400 opere e risulta apprezzato da artisti del calibro di Picasso e Mirò e Dalì è una indiscussa celebrità. In ascesa. Nel 1957 l’Istituto di Arti contemporanee organizza una grande mostra sui suoi lavori. Ne seguono dibattiti ed incontri per capire come sia possibile che una scimmia riesca a realizzare quei capovalori. Finché nel giugno 2005 arriva la consacrazione. Quando la casa d’aste Bonhams, dopo aver ritirato, a causa dello scarso interesse scuscitato, un dipinto di Andy Warhol e una piccola scultura di Renoir, vende tre dipinti a 14.400 sterline.

Un artista, quasi per caso. Gli esperimenti di Morris con il Congo, uno scimpanzé eccezionalmente intelligente, iniziano nel 1956 quando lo zoologo gli offre una matita. “L’ha presa e gli ho messo un pezzo di carta davanti … Vagò per un breve tratto e poi si fermò. Sarebbe successo di nuovo? Sì, è successo, e ancora e ancora”. Lo zoologo si accorge che Congo può disegnare un cerchio. Soprattutto che ha un senso di base della composizione: quando Morris disegna una forma su metà di un pezzo di carta, Congo lascia segni sull’altra metà per bilanciare la struttura. Dopo le matite, le vernici. Non è mai riuscito a creare un’immagine pittorica riconoscibile, ma il suo design preferito è una sorta di ventaglio radiante. A questo punto Morris nota che il suo “apprendista” non può più rinunciare alle sue lezioni di disegno e pitture. Anzi ne è completamente coinvolto. ”Il Congo è diventato sempre più ossessionato dalle sue sessioni regolari di pittura. Se provassi a fermarlo prima che finisse un dipinto, avrebbe iniziato a urlare. Se ho cercato di spingerlo a continuare a dipingere mentre considerava finito il lavoro, ha rifiutato senza concessione “, racconta lo scienziato. Che aggiunge come “il Congo è stato uno dei più frenetici dello zoo e ho sentito che la sua forte personalità avrebbe funzionato bene con periodi di lavoro limitati“.

Lo zoologo ha lavorato con molti primati, ma nessuno ha mostrato le stesse capacità di Congo. “Gli altri non sono stati in grado di controllare la matita o creare modelli come ha fatto”, sostiene Morris. Congo è un caso a parte. Senza dubbio. Così come un caso a parte nella sua vasta produzione artistica è “Split Fan Pattern con Central Black Spot”, realizzato nel 1957. Per la prima volta, lo scimpanzé modifica il suo schema a ventaglio classico a favore della composizione. Morris conserverà solo quest’opera del suo apprendista. La migliore.

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