Venerdì scorso Laura Massaro si è appellata al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e ha pubblicato su Facebook il decreto del Tribunale dei Minori di Roma che dispone l’immediato allontanamento di suo figlio e il collocamento presso il padre. Dopo l’allontanamento potrà vedere il bambino una volta ogni 15 giorni: è l’esito finale di una Ctu che la considera una madre alienante. Nella sentenza non parlano di Pas, gli hanno cambiato il nome, gli hanno dato altre forme: come La Cosa del film di Carpenter che per sopravvivere assumeva altre forme restando la stessa entità aliena, così la Pas è andata incontro a mutazioni rimanendo la stesse entità.

Torna a far parlare di sé la controversa teoria che nel 2012 la rivista dell’American Academy of Psychiatry ha definito priva di fondamento scientifico e mera strategia processuale dalle finalità affaristiche. L’alienazione parentale non è stata inserita nel Dsm V, neppure nell’Icd-11 e ci sono state ben due sentenze della Corte di Cassazione a metterne in discussione la validità scientifica e l’applicazione nelle cause di affidamento dei figli: la 7041/2013 e la 13274/2019.

Nel corso degli anni La Cosa è stata chiamata Pas – Sindrome di alienazione parentale, Ap – alienazione parentale eppoi “Conflitto di lealtà”, “Sindrome della madre malevola” , “Rapporto simbiotico” ecc., ma la conclusione è sempre la stessa: se il bambino rifiuta il padre la causa va cercata non nella relazione tra padre e figlio ma nella madre. Oggi i suoi sostenitori, chiamati pasisti dai loro numerosi detrattori, dicono che non è più una patologia del bambino o della madre, non è più un disturbo relazionale ma è una condotta assunta dalla madre per ostacolare la relazione tra il padre e il figlio.

Si legge in molte Ctu di “lavaggio del cervello” ma senza le prove di questa condotta materna che si manifesterebbe anche “inconsciamente” o” involontariamente” e mentre si processa l’inconscio si ignorano le denunce per maltrattamento o stalking e le violenze cambiano magicamente nome, diventando “conflitto” o “figli contesi”.

Tutto questo in violazione dell’articolo 31 della Convenzione di Istanbul che specifica come nei provvedimenti afferenti ai minori debbano essere oggetto di necessaria valutazione le eventuali pregresse azioni violente ad opera del soggetto maltrattante, sia nei casi di violenza diretta o assistita dai minori, sia nel caso di violenza esclusiva sull’altro genitore. In un’intervista rilasciata a Lettera donna nel 2018 il giudice Fabio Roia ha indicato quali sono le criticità nei tribunali civili.

Il calvario giudiziario di Laura è durato sei anni. Mi dice: “una giudice mi invitò ad abbassare la conflittualità e a ritirare la denuncia di stalking, sennò per mio figlio le cose si sarebbero messe male. Ritirai la denuncia, ma questo mi è stato rinfacciato. Ho sempre portato il bambino alle visite vigilate, ho sempre collaborato ma dopo due Ctu è arrivato il decreto di allontanamento. Eppure le relazioni dei servizi sociali valutavano positivamente il mio ruolo materno e descrivevano un bambino sereno e ben inserito a scuola e nel contesto amicale. Ora temo per la salute di mio figlio, perché l’allontanamento lo sottoporrà a grande stress e sofferenza. Ha una grave patologia autoimmune certificata da un medico curante ed è importante che viva in una condizione di tranquillità ma la tutrice, un’avvocata, ha detto durante l’udienza che il bambino ha solo bisogno di una pasticchetta”.

Tutte le associazioni a tutela delle donne e dei minori vittime di violenza stanno prendendo una dura posizione contro la decisione del Tribunale dei Minori di Roma. Differenza donna, D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, Anarkikka, Telefono Rosa, Assist, Associazione Federico nel Cuore, la Casa Internazionale delle donne, Fondazione Pangea, Udi, Rebel Netowork, e i sindacati Cgil e Uil considerano “questo decreto l’espressione massima di violenza istituzionale” e si appellano alla presidente del Tribunale dei Minorenni, dottoressa Alida Montaldi, affinché intervenga per non far vivere al bambino questa decisione che sarebbe per il piccolo, affetto da una patologia grave, una violenza e quindi un trauma per decisione del Tribunale che presiede.

Anche l’associazione Maison Antigone è intervenuta sul caso di Laura, ha denunciato la violazione del diritto del bambino ad essere ascoltato come previsto dall’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e dall’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo e ha messo in guardia dal costrutto della Pas, dichiarando che “la stessa Apsac (American Professional Society on the Abuse of Children) nell’agosto 2019 ha emesso un ennesimo comunicato ufficiale, ribadendo di ritenere non fondata scientificamente la alienazione parentale e intimando avvocati e psichiatri forensi a non considerarla nei tribunali come una forma di violenza e manipolazione psicologica, nonché avvertendo esplicitamente i sostenitori di questa junk science di non sostenere falsamente che l’Apsac l’abbia riconosciuta”.

Molte voci autorevoli a livello nazionale e internazionale mettono in guardia contro l’alienazione genitoriale che continua ad essere applicata nei tribunali, mettendo a rischio la salute psicofisica di bambini e bambine. E’ venuto il momento di buttare fuori dai tribunali il costrutto inventato da Richard Gardner (uno psichiatra americano accusato a più riprese di sostenere teorie filo-pedofile) che fa ricadere le responsabilità e le colpe degli autori di violenza sulle loro vittime.

@nadiesdaa

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