Sempre più donne sono rivittimizzate dalla alienazione parentale nei nostri tribuali. Donne che hanno subito violenza e maltrattamenti i cui figli hanno paura del padre perché hanno assistito alle violenze. I sostenitori della “alienazione parentale” (la cosiddetta Parental alienation syndrome, Pas) non indagano mai le ragioni del rifiuto, la difficoltà a relazionarsi con un genitore violento, inadeguato o poco presente perché il loro credo gli fornisce già la risposta: il colpevole è il genitore amato. La soluzione prevista è un intervento vendicativo e punitivo che cancella la figura affettiva di riferimento. Si recide con violenza un legame affettivo senza aver compreso realmente se da parte di quel genitore vi siano comportamenti nocivi per il figlio. L’alienazione parentale è soprattutto una ideologia.

Sono sempre più numerose le madri vittimizzate da questo costrutto a causa di Consulenze tecniche d’ufficio (Ctu) ideologicamente orientate che non approfondiscono i motivi del rifiuto dei bambini e indicano la collocazione del figlio presso il genitore rifiutato. I giudici eseguono le indicazioni dei periti anche se ci sono sentenze che hanno cassato la condotta del giudice “che rinuncia alla propria autonomia e delega ai tecnici di valutare le prove”.

A volte nelle Ctu vengono scritte inesattezze quando sostengono l’inserimento del “disturbo relazionale, avente le caratteristiche dell’alienazione parentale, così come descritta da ultimo ne DSM-V“, ma non è vero (come spiega il libro I nostri bambini meritano di più). C’è anche una armata ben organizzata di propagatori di fake news che sostengono che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di includere l’alienazione dei genitori nell’Icd-11, ma anche questo non è vero.

Il 17 luglio scorso, D.i.Re ha denunciato nel Convegno “Violenza contro le donne e affido dei minori. Quando la giustizia nega la violenza, la mancanza di riconoscimento della violenza nei tribunali: “ci sono casi in cui gli uomini cercano di allearsi con i figli, mettendo la madre in una condizione di subalternità, oppure casi in cui il papà mette sullo stesso piano bambini e madre. In entrambe le situazioni, i figli vivono un’ambivalenza perché vogliono difendere la mamma, ma sono arrabbiati con lei poiché è debole, sono confusi e gli effetti dell’esperienza della violenza assistita sul lungo periodo sono devastanti”.

Lo psichiatra Andrea Mazzeo Fazio si batte contro questo mostro pseudoscientifico e spiega che “se un evento (il rifiuto) può trovare la sua causa, alternativamente, in diversi fattori si sbaglia, proprio sul piano logico, ad affermare che l’unica causa del rifiuto sia il presunto condizionamento del minore (per l’appunto la cosiddetta Pas o alienazione parentale) supportando questa tesi con elementi scarsamente oggettivi (indagine psicologica, test psicologici, ecc.) ed escludendo a priori altre possibili motivazioni del rifiuto; tra queste rientrano a pieno titolo la violenza fisica, diretta o assistita, la violenza psicologica e quella economica, l’abuso sessuale, sostenuti da referti medici o psicologici, testimonianze, ecc., tutti elementi oggettivi di prova, e occultando le violenze su donne e bambini, come sottolineato già dal 2007 da Crisma e Romito, docenti di psicologia a Trieste”.

Sappiamo che il senatore Simone Pillon ha inserito la alienazione parentale nel testo unico (in discussione a settembre se non cadrà il governo) che ha accorpato il ddl 735 e altri disegni di legge in materia di separazione e affidamento dei figli. Sul suo profilo Facebook ha scritto che “l’alienazione parentale prevede l’inserimento dei bambini in case famiglie per 5 giorni, sufficienti a far guarire dalla manipolazione che induce il rifiuto di un genitore”.

I sostenitori della Pas (PASisti) hanno sempre parlato di una “patologia” gravissima che fa danni incalcolabili, ma, a leggere quanto durerebbe il periodo di cura, pare sia una corbelleria che si cura come un raffreddore. Dopo l’inchiesta di Bibbiano, il senatore Pillon ha cavalcato la crociata contro le Case Famiglia, ma poi le prevede nel suo testo di legge e allora è probabile voglia correre ai ripari dal pulpito dei social, al fine di rassicurare il suo elettorato che la permanenza dei bambini nelle strutture sarà brevissima. Gli si deve credere se la comunicazione è profondamente confusiva e manipolativa?

La battaglia contro gli automatismi causati dalle diagnosi di alienazione parentale deve farsi più incisiva e forte perché è diventata l’arma con cui padri inadeguati o violenti cancellano vendicativamente la figura materna, concretizzando la antica minaccia che ha sempre tenuto legate le donne a uomini maltrattanti: “ti toglierò i figli”. Tutto questo non ha nulla a che vedere con i diritti paterni che sono ben altro e non coincidono con il diritto alla violenza e alla prevaricazione o alla vendetta come da tempo sostiene Pim, una associazione di cui ho già parlato e che è impegnata a sostenere i diritti dei padri ma senza farne un’arma contro le madri.

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