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I musei statali valgono l’1,6% del Pil. Ma il ministro Franceschini pensa più alle entrate che alla cultura

I musei statali valgono l’1,6% del Pil. Ma il ministro Franceschini pensa più alle entrate che alla cultura
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Il tweet di Dario Franceschini, dopo la presentazione dell’indagine realizzata da Boston Consulting Group sui 358 musei statali italiani, 32 autonomi e 326 afferenti ai poli museali regionali, ha fatto chiarezza. Definitivamente. Bisogna rincorrere carciofi, broccoli e grano duro. Insomma alcuni dei prodotti agricoli per i quali l’Italia primeggia nell’Ue. Sia ben chiaro: il problema non è certo il confronto con l’agricoltura, che è una attività umana di indiscussa rilevanza.

Un indiscutibile strumento di crescita, anche economica. Il problema è piuttosto l’idea perversa che sia lecito il suo sfruttamento. Così come avviene per i suoli, in agricoltura. “Oggi più che mai è fondamentale che alla cultura sia data una grandissima attenzione, sia perché è un veicolo per nutrire lo spirito e le menti delle persone, sia perché è una grande opportunità di crescita economica”. Non è una novità.

Per Franceschini il Mibact, che ha riguadagnato la “T” del turismo, deve produrre reddito. Circostanza che non sarebbe errata, di per sé. Sono necessarie risorse per manutenere musei e aree archeologiche, antiquarium e palazzi statali. Peccato che le modalità con le quali si intende far fruttare il patrimonio non appaiano del tutto condivisibili. Sfilate di griffe famose, concerti di cantanti anche se internazionali, cene di gala e un’infinità di eventi del genere sono occasioni nelle quali luoghi della cultura si sono trasformati in location a pagamento. Affari a perdere, almeno per lo Stato, insomma.

Peccato che le risorse private che si sono aggiunte a quelle pubbliche, guadagnate durante gli scorsi anni con queste politiche, non siano state utilizzate per manutenere quelle realtà “erroneamente definite minori”, che il ministro ha detto di voler tutelare e promuovere. Le risorse più consistenti finora sono state appannaggio delle realtà maggiori, mentre per tutte le altre è stato messo a disposizione molto poco. Altrimenti perché mai tante aree archeologiche ogni anno, almeno fino agli inizi dell’estate, sono ricoperte di erbacce? Altrimenti perché mai moltissime aree archeologiche risultano quasi completamente prive di vigilanza? Altrimenti perché mai le strutture superstiti di quelle stesse aree archeologiche continuano a non essere interessate da alcun intervento di restauro conservativo?

Altrimenti perché mai tanti musei e antiquarium rimangono chiusi per mancanza di personale addetto alla vigilanza e all’accoglienza? La situazione è pressoché preoccupante sull’intero territorio nazionale, ma è indubbio che si proceda in stato emergenziale nelle regioni più meridionali. Da tempo.

Il programma per i prossimi mesi sembra chiaro. Il Mibact deve incrementare le sue entrate. I mosaici pavimentali dell’edificio termale nell’area archeologica, oppure la statua, copia romana da originale greco, all’interno di aree archeologiche e musei non possono fruttare meno di un campo di broccoli oppure di un ciliegeto. Altrimenti a che servono?

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