Una mamma ha trascorso cinque giorni accanto al corpo della figlia morta a sei anni in una speciale camera a bassa temperatura di un ospedale pediatrico perché voleva che la sua secondogenita, nata prematura, potesse stare del tempo del tempo accanto a lei e avere delle foto insieme. È successo nel Regno Unito: Emily Nixon, 25 anni, di Malton, nello Yorkshire, ha raccontato la sua storia al Daily Mail spiegando che la sua primogenita, Darcy, è morta a causa di una malattia rara congenita, la Vacterl Association. La piccola ha subito 20 diverse operazioni chirurgiche – agli arti e all’intestino, oltre a cinque interventi a cuore aperto – nei suoi sei anni di vita e stava aspettando di sottoporsi ad un nuovo intervento al cuore quando ha contratto un’infezione che l’ha uccisa proprio pochi giorni dopo la nascita della sorellina Bea.

Così la madre ha chiesto e ottenuto di poter trascorrere 5 giorni con lei in una camera da letto a temperatura controllata al piano interrato del Martin House Hospice for Children: “Quando l’hospice menzionò di portarla lì, non ero sicura di poter sedere accanto a lei per cinque giorni – ha raccontato la mamma al tabloid britannico -. Non pensavo che sarei stata in grado di farlo, ma non appena siamo entrati nella stanza, mi è sembrato tutto così sereno. Non volevo andarmene alla fine dei cinque giorni. Volevamo passare del tempo con lei e fare fotografie, tra cui alcune di lei e Bea per mostrarle quando sarà più grande. Darcy era al settimo cielo quando seppe che sarebbe diventata sorella maggiore, è stata così gentile e i ricordi che ho di lei sono stati quando pensava alle altre persone. Le abbiamo dato la paghetta e le abbiamo detto che poteva spenderla per tutto quello che voleva, e lei ha scelto delle pantofole per Bea”.

“A Darcy abbiamo parlato come un adulto delle sue condizioni – hanno raccontato ancora i genitori -. Volevamo assicurarci che fosse a suo agio e capito cosa stesse succedendo. Era così calma al riguardo. Ogni volta che era in ospedale sapeva che era perché aveva bisogno di cure. Anche dopo aver subito un intervento a cuore aperto, nel giro di poche ore voleva alzarsi e andare in sala giochi. Ecco com’era. Il problema principale era che la rendeva stanca, perché il suo cuore stava lavorando più duramente di quanto avrebbe dovuto. Non le è stato permesso di giocare tanto quanto gli altri bambini, il che è stato davvero difficile per lei. Ma, nonostante tutto, ci era stato detto che sarebbe arrivata all’età adulta. Non si è mai parlato del fatto che la sua vita si potesse fermare prima“.

Darcy fu dichiarata morta alle 5 del mattino, alla stessa ora in cui la sorellina minore Bea era nata nello stesso ospedale cinque giorni prima. “Darcy era stata seduta a parlarmi qualche ora prima. Poi, in un attimo, se n’era andata – ha raccontato ancora la madre -. Lo ricordo chiaramente, ho fatto un passo indietro per lasciare che i medici lavorassero su di lei e lei era molto consapevole di quello che stava succedendo. Ricordo che disse: ‘Dov’è la mia mamma?’. Voleva che io fossi di fronte a lei. Nel momento in cui è morta mi stava guardando negli occhi, come se sapesse e non volesse andarsene senza vedermi“.

Darcy è morta il 24 gennaio scorso ma ora i genitori hanno lanciato a memoria della figlia un marchio di abbigliamento – Love Darcy Clothing – producendo magliette, felpe con cappuccio e borse con slogan ispirati da lei e i fondi raccolti vengono devoluti all’ospedale pediatrico dove è stata in cura.

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