Caro John,

ti scrivo un paio di volte all’anno e nel farlo ‘mando a quel paese’ tutte le regole sull’uso della prima persona perché ti sto scrivendo io, mica il giornale, mica qualcuno che (in questo caso) dice le cose in maniera obiettiva e neutrale. Oggi è il giorno in cui sei nato, il 9 ottobre. Se festeggiassi il compleanno avresti 79 anni. Non so mica se ti piacerebbe com’è diventato il mondo. Io dico di no, ma non si sa mai: magari staresti tutto il giorno sui social a farti i selfie ritoccati o saresti “ancora in palla” come Mick Jagger. Sai che c’è: senza rancore, preferisco non saperlo. Tanto oramai sei morto, non si può fare molto.

La cosa che volevo dirti è che di regali ne hai fatti più tu a me che io a te, che in effetti non te ne ho fatti neanche uno. Il più bello che m’hai fatto è Watching the wheels . La mia canzone preferita, tua. E una che arriva a scriverti una cartolina d’auguri sentimentale deve evidentemente avere un debole per te, quindi i tuoi brani li ama un po’ tutti. All’inizio del 1980, che poi è l’anno in cui muori (non è che mi piaccia ricordartelo, non ti credere: è che non siamo fra me e te, e ogni tanto tocca dare dei riferimenti a chi legge), questo brano aveva finalmente preso il titolo definitivo e tu ne facesti un demo con chitarra elettrica dandogli un ritmo boogie che poi (per fortuna, fammi dire) saltò. Il testo sembra una risposta a chi ti continuava a domandare come mai, lontani i Beatles, vicina Yoko, ti fossi preso un periodo di pausa: “Perché, non esisto se il mio nome non è sui giornali o se non ho un disco in classifica o se non mi faccio vedere nei “club giusti”? Dev’essere la stessa cosa che provano gli uomini di 65 anni quando vanno in pensione e qualcuno arriva e dice loro: “Ehi, amico, la tua vita è finita. Tempo di golf“, commentasti (All We Are Saying, David Sheff).

John, (e scusa se sto continuando a chiamarti per nome come se ci conoscessimo, lo sai com’è: uno si piglia certe libertà, quando l’altro è morto), dicevo, questo tuo modo di rimarcare una specie di “diritto allo startene per i cazzi tuoi” è una cosa che sento mia, e mi sa che non solo la sola. C’è anche chi legge nel testo del brano un’altra delle tue lettere d’amore alla pigrizia o alla stanchezza. E anche qui, ti sono vicina. “Tutti pensano che io sia pigro, pazienza. Io invece penso che gli altri siano matti a correre ovunque e in fretta… finché non capiranno che non è necessario”. Dico “un’altra” perché I’m only sleeping (“Eravamo tutti stanchi, ma John ci scrisse su una canzone”, disse Paul McCartney quando componesti il brano e sempre lo stesso Paul ti definì “l’uomo più pigro d’Inghilterra“) e I’m so tired sono due ‘bandiere’ per noi indolenti. Che poi, di solito, siamo anche insonni. È un circolo vizioso, ma non devo certo spiegarlo a te. Comunque, alla fine Watching The Wheels la registrasti all’Hit Factory Studio, a New York, il 18 agosto nel 1980. La voce, il 20 settembre. Il mix fu fatto nove giorni dopo. E pensa, poco più di due mesi più tardi è il giorno in cui muori.

Non che bisogni proprio parlarne oggi: oggi sarebbe il tuo compleanno. Allora auguri, e grazie per tutte le canzoni.

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