La Casa Bianca non collaborerà all’inchiesta sull’impeachment per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump perché la considera “infondata” e “costituzionalmente illegittima“’. L’inchiesta, secondo il tycoon, è solo un tentativo dei democratici di “capovolgere il risultato delle elezioni del 2016 privando gli americani del presidente che hanno liberamente scelto”. Così si legge in una lettera di otto pagine inviata dal legale della Casa Bianca alla speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, che ha subito replicato: “Trump non è al di sopra della legge: la Casa Bianca dovrebbe sapere che i continui tentativi di nascondere la verità sull’abuso di potere da parte del presidente sarà considerato come un’ulteriore prova di ostruzione di giustizia“.

Nel lungo messaggio inviato dall’amministrazione alla Camera, c’è infatti l’ennesimo duro attacco del tycoon ai dem:”Le vostre azioni senza precedenti non lasciano al presidente alcuna scelta. Per adempiere ai suoi obblighi nei confronti degli americani, della Costituzione e di tutti coloro che occuperanno in futuro l’ufficio della presidenza, il presidente Trump e la sua amministrazione non possono partecipare in queste circostanze alla vostra indagine incostituzionale” scrive Pat Cipollone, il legale della Casa Bianca. La missiva segue la decisione di Trump di bloccare la testimonianza a Capitol Hill dell’ambasciatore Usa alla Ue Gordon Sondland, donatore del tycoon e figura chiave della vicenda.

Il veto, che riguarda anche la consegna sms o messaggi ritenuti “profondamente rilevanti” per le indagini, è arrivato dal segretario di stato Mike Pompeo, che aveva già accusato i democratici di “perseguitare e bullizzare i funzionari del dipartimento di Stato“. “Come ambasciatore in carica e dipendente del dipartimento di Stato, Sondland deve seguire gli ordini del dipartimento”, ha spiegato il suo avvocato Robert Luskin, sottolineando che il diplomatico, già arrivato a Washington da Bruxelles, è “profondamente rammaricato” di non poter testimoniare oggi. Poi Trump ha dato la sua spiegazione via Twitter: “Vorremmo mandare l’ambasciatore Sondland, davvero un brav’uomo e un grande americano, a testimoniare ma sfortunatamente testimonierebbe davanti ad una corte totalmente compromessa, dove i diritti dei repubblicani sono stati negati non è consentito alla pubblica opinione vedere i fatti veri”, ha scritto, paragonando le commissioni che indagano alle ‘kangaroo court’, ossia tribunali illegali o sommari.

La decisione ha indignato i democratici, che la ritengono un “ulteriore atto di ostruzione della giustizia“, reato anch’esso da impeachment, e vogliono ora convocare l’ambasciatore usando lo strumento del mandato (subpoena). Mandato già emesso nei giorni scorso nei confronti della Casa Bianca, del dipartimento di stato e del Pentagono perchè consegnino tutti i documenti relativi alle pressioni del tycoon sul presidente ucraino per far indagare i Biden, forse in cambio dello sblocco degli aiuti militari e di una visita alla Casa Bianca. Si profila quindi una sfida legale che rischia di finire sino alla Corte Suprema e di rallentare un’indagine che i democratici volevano chiudere entro novembre, in ogni caso prima dell’inizio delle primarie presidenziali in febbraio. Sondland, 61 anni, è un magnate degli hotel di lusso che ha donato un milione di dollari per la cerimonia d’insediamento di Trump tramite una società di comodo diventando ambasciatore Usa a Bruxelles nel giugno 2018.

Dagli sms scambiati tra diplomatici americani, risulta fortemente coinvolto nelle pressioni della Casa Bianca per far aprire un’indagine a Kiev contro i Biden, nonostante il suo portafoglio non includa l’Ucraina. Con l’improvviso annuncio del ritiro delle truppe Usa dalla Siria, Trump ha cercato anche di cambiare argomento mentre la maggioranza degli americani approva l’indagine di impeachment (il 58% secondo un sondaggio del Washington Post). Ma si è ritrovato contro tutto il partito repubblicano, quello che dovrebbe salvarlo dall’impeachment al Senato. L’unico che gongola è Vladimir Putin, che ieri ha festeggiato i suoi 67 anni con il ‘regalo americano’ in Siria e il caos in cui sono precipitati gli Stati Uniti.

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