Si ha spesso notizia di datacenter costruiti in fondo al mare o in luoghi insospettabili. Vi siete mai chiesti perché? In questa pagina raccontiamo alcuni casi singolari, dall’ex bunker atomico al Circolo Polare Artico, in cui sono stati costruiti datacenter, con anche un illustre caso italiano.

Prima vi spieghiamo perché è complicato decidere dove costruire un datacenter e perché si fanno spesso scelte estreme. A parte il problema delle grandi strutture necessarie, che richiedono molto spazio fisico, sono di primaria importanza le questioni di sostenibilità ambientale e risparmio energetico. La tendenza è costruire queste strutture nei pressi di fonti energetiche sostenibili, quindi impianti solari o eolici di grandi dimensioni. I consumi di un datacenter, però, sono più che altro dovuti ai sistemi di raffreddamento necessari per tenere alla temperatura corretta migliaia di server, che producono molto calore. Ecco che quindi non è inusuale vedere strutture costruite in luoghi particolarmente freddi, che sfruttano le condizioni climatiche esterne per gestire il calore interno consumando meno corrente.

Un caso davvero singolare è quello del Pionen White Mountains, un datacenter svedese che è stato costruito all’interno di un ex bunker atomico. Si trova circa 30 metri sottoterra, a pochi chilometri da Stoccolma, ed è gestito da Banhof, un provider di servizi internet svedese. La struttura è scavata nella roccia ed è completata da elementi in vetro e acciaio.

© Åke E:son Lindman

Uno dei più grandi parchi di data center al mondo sarà collocato a Ballangen, nel circolo polare artico. L’obiettivo è raccogliere una quantità di server tali da richiedere oltre 1000 MW di potenza, in un’area di circa 600.000 metri quadri. Sfrutterà le temperature rigide dell’aria e sarà alimentato al 100% con energie rinnovabili. Progettato dalla norvegese Kolos, è stato poi acquisito dalla canadese Hive Blockchain per il mining di criptovalute.

Un’altra collocazione inusuale è quella scelta da Microsoft con Project Natick. L’idea è di mettere il datacenter in fondo al mare, vicino alle isole Orkney, al largo della Scozia. Qui ci sono e temperature ideali per il raffreddamento dei server, e l’approvvigionamento energetico dovrebbe essere fornito mediante turbine che sfrutterebbero il moto ondoso o il flusso delle maree.

Anche in Italia c’è un data center particolarmente amico dell’ambiente. È a due passi da Bergamo, è il più grande d’Italia ed è un esempio di sostenibilità unico nel suo genere. Si chiama Global Cloud Data Center, sorge a Ponte San Pietro, che è una zona sicura dal punto di vista sismico e idrogeologico e copre un’area di 200.000 m². Prende l’energia elettrica necessaria per la sua alimentazione dall’acqua del vicino fiume Brembo e da migliaia di pannelli fotovoltaici che ne rivestono le pareti.

Chiudiamo questa veloce carrellata con SuperNap, il più potente e strategico data center degli USA. È collocato nel deserto del Nevada, a pochi chilometri da Las Vegas. Sorge sopra proprio la “dorsale” in ​​fibra ottica che fornisce servizi alle società tecnologiche a livello nazionale ed è alimentato al 100% da energia pulita e rinnovabile.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

WhatsApp sta testando i messaggi che si autodistruggono dopo un tempo preimpostato

next
Articolo Successivo

Skydio 2 è il drone con sei videocamere 4K che segue il proprietario anche a 1,5 km di distanza

next