“L’Egitto è un Paese che possiamo ufficialmente dichiarare non sicuro perché i diritti che la nostra Costituzione ci dà non sono garantiti”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, torna a parlare di Egitto e di Giulio Regeni e lo fa con toni duri durante la sua Lectio magistralis nell’Aula Magna dell’Università di Trieste, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico del liceo classico Petrarca, dove studiò il ricercatore italiano trovato morto alla periferia del Cairo il 3 febbraio 2016.

L’esponente del Movimento 5 Stelle ha ribadito che è necessario continuare a chiedere verità per il giovane italiano, mettendo sul tavolo anche la possibilità di un nuovo ritiro dell’ambasciatore, come già proposto a giugno: “Non si può pensare che questa cosa vada a finire in un cassetto degli archivi egiziani. Il nostro Stato deve pretendere verità a qualsiasi costo. L’Italia deve fare e può fare ancora tantissimo e il ritiro dell’ambasciatore può essere una strada che sarà poi affidata alle valutazioni del governo e del ministro degli Esteri. Ma lo Stato, il governo e il Parlamento devono essere uniti nella ricerca della verità”.

Fico non risparmia accuse al governo del Cairo e al presidente Abdel Fattah al-Sisi sulla mancata salvaguardia dei diritti umani da parte dello Stato egiziano: “C’è una grande contraddizione nella Costituzione egiziana – ha spiegato -, dove è scritto che la tortura è vietata e che il reato di tortura non può essere prescritto perché deve per forza arrivare dalla ricerca del senso della verità e della giustizia. Ma in Egitto questa cosa è solo sulla carta. Abbiamo visto cosa è successo a Giulio Regeni e a tante persone che non si chiamano come lui, che subiscono violenze di ogni tipo”.

La responsabilità, dice, non può essere solo limitata alla controparte egiziana, ma va cercata anche all’interno delle istituzioni italiane e dell’università per cui stava svolgendo la ricerca: “Siamo tutti responsabili di questa condizione di pericolo in cui è stato messo Giulio Regeni – ha continuato – Dall’università, dallo Stato, da tutte le persone che attorno non hanno controllato. E questo è uno dei dolori più grandi, oggi, da rappresentante dello Stato. Non essere riuscito a tutelare un ragazzo come Giulio Regeni”.

“Per me – ha proseguito Fico – è una condizione di una sofferenza enorme il fatto che un giovane ricercatore, uno studente, può essere messo in una condizione tale di pericolo. Dobbiamo tenere alta l’attenzione, non solo ricordare. Serve una memoria che combatte per avere giustizia. Ed è per questo che ringrazio la Procura di Roma per quello che ha fatto finora”.

Il presidente della Camera ha fatto del caso Regeni una delle sue battaglie principali. Tra coloro che hanno da subito chiesto giustizia per il ricercatore italiano, il membro M5s ha sempre sostenuto la necessità di una strategia che mettesse pressione sulle autorità egiziane. È proprio in quest’ottica che, a novembre 2018, da presidente della Camera ha interrotto i rapporti con il Parlamento egiziano e più volte ipotizzato un nuovo ritiro dell’ambasciatore italiano al Cairo, provvedimento che l’Italia aveva già preso pochi mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Regeni, nel 2016.

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