La geometria per capire (e chissà battere) i virus. Come Herpes e Zika. È stato infatti possibile individuare nuovi modelli strutturali in cui si organizzano le proteine dei virus per formare, come in un puzzle biologico, i loro rivestimenti esterni. L’obiettivo è individuare nuove armi contro i virus per scardinarne la struttura.

È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications dal gruppo dell’Università statale americana di San Diego, coordinato dal biofisico Antoni Luque, e dell’Università britannica di York, guidato dal matematico Reidun Twarock. “Abbiamo scoperto sei nuovi modi in cui le proteine si possono organizzare per formare una struttura a 20 facce, l’icosaedro, tra le più comuni nei virus”, ha spiegato Luque.

Gli autori della ricerca si sono, infatti, focalizzati sul guscio esterno che protegge il materiale genetico dei virus, il cosiddetto capside, formato da copie multiple di una stessa proteina. Hanno poi applicato a questa struttura le regole della geometria per cercare di prevedere come cambia, permettendo al virus di evolvere e di mettere a punto nuove strategie infettive. Sono riusciti, così, a scoprire che molti virus erano stati finora classificati in modo sbagliato.
Per Luque, “le sole immagini al microscopio elettronico non sono sufficienti ad avere una buona classificazione dei virus, occorre anche una descrizione matematica della loro architettura. La corretta classificazione e geometria di un virus – ha concluso – è, infatti, importante perché ci dà informazioni anche sul modo in cui infetta le cellule di un organismo ospite“.

L’abstract su Nature

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