“Perplessità” e dubbi sulla “scelta singolare dei tempi”. Questo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto al telefono a Matteo Renzi, quando ieri sera gli ha annunciato la scissione dal Partito democratico. Insomma, anche se Luigi Di Maio ha subito messo le mani avanti dicendo che “le dinamiche dei partiti” a loro “non sono mai interessate”, la mossa dell’ex premier Pd è stata digerita a fatica dalle parti del governo. E’ vero che al momento non sono tanti quelli che hanno seguito Renzi nella sua avventura, ma la scissione è appena iniziata e, per dirla con le parole dello stesso Beppe Grillo, nella maggioranza il timore è “che ci si possa svegliare con Pontida capitale”: ovvero, la paura concreta è che Renzi, facendo traballare il giovane esecutivo giallorosso, finisca per rafforzare di nuovo Matteo Salvini e riportare il Paese in campagna elettorale. Chi l’ha presa peggio è sicuramente il Pd: “Ci dispiace, è un errore”, ha detto il segretario Nicola Zingaretti. “Una scelta incomprensibile”, è il coro arrivato dai colleghi democratici. Una prima occasione di confronto sarà domani 18 settembre alle 12, quando il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, storico renziano che per ora non ha lasciato il partito, parlerà ai suoi.

Il primo commento arrivato da Palazzo Chigi parla di fastidio per l’accelerazione e la decisione di agire a pochi giorni dalla nascita dell’esecutivo. “Il presidente”, hanno riferito fonti di Palazzo Chigi alle agenzie di stampa, “ha chiarito di non volere entrare nelle dinamiche interne a un partito”. La precisazione è arrivata nella tarda mattina di oggi, dopo che l’intervista del senatore a Repubblica con l’annuncio della scissione ha iniziato a girare e a essere commentata da tutto l’arco parlamentare. E soprattutto dopo che erano iniziate a circolare voci di irritazione da parte del premier. “Conte”, hanno specificato sempre le fonti di Chigi, “ha però espresso le proprie perplessità su una iniziativa che introduce negli equilibri parlamentari elementi di novità, non anticipati al momento della formazione del governo. A tacer del merito dell’iniziativa, infatti, rimane singolare la scelta dei tempi di questa operazione, annunciata subito dopo il completamento della squadra di governo“.

Quello che Conte, sempre secondo le ricostruzioni, avrebbe fatto notare all’ex segretario Pd è che avrebbe potuto mettere sul tavolo prima la questione. Magari proprio durante le trattative per la nascita della nuova maggioranza. E, in quella circostanza, anche il premier avrebbe valutato meglio se fosse il caso di far partire l’esecutivo Conte 2. “Se portata a compimento prima della nascita del nuovo esecutivo, questa operazione, niente affatto trascurabile, avrebbe assicurato un percorso ben più lineare e trasparente alla formazione del governo”, ha detto. “Il Presidente incaricato avrebbe potuto disporre di un quadro di riferimento più completo per valutare la sostenibilità e la percorribilità del nuovo progetto di governo che ha presentato al Paese. Le considerazioni si fermano qui. Virgolettati o ragionamenti che in questo momento vengono attribuiti dai mezzi di informazione al Presidente Conte sono destituiti di ogni fondamento”.

Chi invece sminuisce lo strappo e assicura che non ci saranno effetti sugli equilibri dell’esecutivo, è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Nessuna sorpresa”, ha scritto in una nota. “Di certo per noi non rappresenta un problema, anche perché le dinamiche di partito non ci sono mai interessate. Lavoriamo per gli italiani, solo a loro dobbiamo dare risposte”. E ha chiuso: “Ora che il governo è al completo dobbiamo lavorare con serietà e determinazione e portare a casa altre importanti misure per il Paese come il taglio dei parlamentari”. Per il capo politico del Movimento 5 stelle la questione è seria e rischia di dover dare ragione alla corrente interna di chi non avrebbe mai voluto far partire il governo con gli avversari storici del Pd. La linea scelta per il momento è quella di “dare il meno spazio possibile alla mossa di Renzi” e cercare di orientare su altro l’agenda mediatica.

Reazioni preoccupate arrivano anche da Forza Italia. E non solo perché retroscena e ricostruzioni varie danno i senatori e i deputati di Forza Italia come potenziali aderenti al nuovo progetto di Renzi. Ma anche perché l’ex premier dem vorrebbe posizionarsi al centro e minacciare così le altre forze che puntano allo stesso obiettivo. “La scissione Pd non è un problema solo a sinistra”, ha scritto su Twitter la deputata azzurra Mara Carfagna, “rischia di dover competere nell’area moderata con un partito che trae origine da tutt’altra tradizione politica. È un fatto nuovo e si somma all’Opa ostile di Lega e FdI. Dobbiamo riprendere a fare politica, subito”.

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