Per Nicola Zingaretti si tratta di un “errore”, che provoca dispiacere, soprattutto in un momento in cui la forza del Pd “è indispensabile per la qualità della nostra democrazia”. Dopo che la scissione di Matteo Renzi dal Partito democratico è diventata ufficiale (nonostante gli appelli fino all’ultimo perché ci ripensasse), il segretario democratico ha scelto Facebook per commentare la manovra degli ormai ex compagni di partito: un post di poche righe che, dopo aver liquidato la rottura, rilanciava sul “futuro degli italiani”, “lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti”. In generale però, se nell’immediato il governo giallorosso non avrà particolari contraccolpi, i primi effetti saranno naturalmente all’interno del Partito democratico. Gianni Cuperlo per sdrammatizzare, ma neanche troppo, ha pubblicato una foto delle primarie 2013 e il commento: “M’hanno rimasto solo..”. A cui segue un post scriptum: “E mi piacerebbe che Pippo tornasse”. Il riferimento è a Civati, ora leader di Possibile e fuori dalla Parlamento, che starebbe addirittura valutando se presentarsi alle elezioni suppletive che ci saranno a fine ottobre per scegliere il sostituto di Paolo Gentiloni (ora commissario Ue). Insomma, è chiaro che l’uscita di Renzi provocherà movimenti dentro e fuori il Partito democratico.

Quella di Zingaretti è la stessa linea tenuta dall’ex premier Paolo Gentiloni: “Per me il Pd non è un episodio. È il progetto di una vita. Ci ho lavorato con Veltroni e Renzi, sono stato in minoranza con Bersani. Oggi è uno dei partiti progressisti europei più forti e aperti al futuro. In tempi così difficili, teniamocelo stretto. E guardiamo avanti”, ha scritto sui social il commissario europeo all’Economia. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, nonché il pontiere principale che ha portato alla nascita del governo Conte 2, in un dialogo rubato dalle telecamere de Ilfattoquotidiano.it con la sua omologa tedesca alla Triennale di Milano ha definito Renzi “un grosso problema” quando la ministra Michelle Müntefering gli ha chiesto chiarimenti sulla situazione attuale nel partito.

È il resto del Pd però ad attaccare l’ex segretario. Il ministro degli Affari Europei, Vincenzo Amendola, bolla l’operazione che ridà una leadership a Renzi come “temporanea”: “Un partito senza leadership non esiste, deve incarnare anche una comunità. Non serve solo un leader, serve una classe di governo. Una leadership senza una comunità diventa un po’ temporanea”. Mentre per Maurizio Martina si tratta di un “grave errore” perché “non ho mai visto il centrosinistra rafforzarsi con le divisioni” e anche sulla tenuta del governo “c’è il rischio di conseguenze non positive”. L’ex segretario del Pd, carica che Martina ricoprì proprio a seguito delle dimissioni di Renzi, non riesce a trovare delle ragioni a questa scissione, “tanto più dopo il percorso unitario compiuto in queste ultime settimane che ha consentito la svolta politica nel Paese”. E le motivazioni sentite fin qui, secondo lui, “sono fragili e per tanti aspetti davvero incomprensibili”.

Duro anche il commento di Stefano Vaccari, responsabile dell’organizzazione dem: “Un milione e seicentomila persone sono venute ai gazebo pochi mesi fa anche per chiedere unità al Pd. Per archiviare la stagione dell’egocrazia e dell’uomo solo al comando. Nessuno di loro capirà mai questa scelta personale di Renzi. Un errore madornale”. Mentre Walter Verini parla di “una ferita, però è una ferita che sta producendo a freddo; non vedo passione politica in questa uscita molto grave”. Il Pd, ricorda, “è nato per unire quindi credo che sia un errore; dividersi e la cosa più facile, meno impegnativa. Credo che il Pd debba reagire non chiudendosi ma aprendosi alla società”. Mentre è laconico un ex renziano di stretta osservanza come Emanuele Fiano: “Quel sogno infranto sempre di una sinistra unita”, scrive su Twitter.

Più deciso l’intervento di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e tra i volti più intraprendenti del renzismo che fu: “Un errore enorme la scissione di Renzi. Non credo nei partiti personali e le divisioni portano sempre male – commenta – I sindaci popolari aggregano, non dividono. Per questo credo rimarremo tutti nel Pd che, a maggior ragione, vogliamo riformista e maggioritario (non il Pds)”. Mentre Brando Benifei, capodelegazione Pd al Parlamento Europeo, parla di “atto incomprensibile e oggettivamente poco utile”. Su possibili scissioni a Strasburgo, Benifei aggiunge: “Ogni deputato è libero di fare le sue scelte, io non me lo auguro e lo ritengo improbabile”. E tante sue colleghe dem, da Simona Bonafè a Pina Picierno fino ad Alessandra Moretti, ammettono che “ci sarà una riflessione” ma “in questo momento prevale il dispiacere”.

“Ogni volta che fa un gesto buono, e sicuramente è stata una buona cosa il contributo che Renzi ha dato alla costruzione di questo Governo, poi è più forte di lui e ne fa sempre uno al contrario”, è il commento di Michele Emiliano. “Mi dispiace – ha aggiunto – Dal punto di vista umano, dal punto di vista politico mi sembra un gesto che indebolisce l’Italia in un momento in cui le cose importanti non sono chi sono io e chi sei tu e cosa faccio io e cosa fanno gli altri, ma è l’Italia stessa, le tante cose da fare. Il Governo stava per partire. Almeno un minimo di rispetto nei confronti del presidente del Consiglio avrebbe potuto utilizzarlo, invece non c’è niente da fare, è sempre lui e, come si dice, ce lo dobbiamo tenere così”.

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