Ci mancherà, John Bercow nato Berkowitz, figlio di un tassista ebreo di origini rumene: ma laureato, a differenza di tanti suoi omologhi italiani. Berkie, lo chiamerò così, come se fossimo vecchi compagni di sbornie, ha infatti promesso di lasciare il suo scranno di presidente (speaker) della Camera britannica il 31 ottobre, giorno di Halloween e dell’ultima boiata di Bojo (Boris Johnson): l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Non prima, però: nel frattempo farà quanto potrà per tenercela, in Europa. Ma qui sono proprio necessarie due parole di più.

Sembrava tutto deciso con il referendum del 2016: la maggioranza dei britannici, allora, aveva votato per la Brexit. Poi ci si è accorti di un po’ di cose, che elenco per quanti se ne fossero dimenticati. La maggioranza era strettissima, il 51,9%: un po’ poco per una decisione di questa portata. In più, la maggioranza era stata ottenuta violando le leggi sui finanziamenti elettorali e usando i dati degli indecisi forniti da Facebook per bombardarli di fake news (70 milioni di turchi stavano per invadere il Regno Unito!). È lo scandalo Cambridge Analytica, poi felicemente replicato con l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti.

Ancora, tre dei paesi che formano il Regno Unito, cioè Scozia, Galles e Irlanda del Nord, hanno votato contro la Brexit e, ove questa si verifichi, la Scozia ha già detto che se ne andrà. Come se non bastasse, in Gran Bretagna vige il principio della sovranità del Parlamento, che è sempre stato per il Remain. Infine, le conseguenze economiche e vitali della Brexit – si pensi solo ai 700mila italiani che vivono lì – sarebbero devastanti, specie in caso di uscita senza accordi (no deal). Vi basta? Perché se mi arrabbio posso andare avanti.

Ora, Berkie ha sempre difeso a oltranza le prerogative del Parlamento: ma non contro il popolo, contro il governo. Per dire, ha sempre trattato a pesci in faccia i ministri, e ha sposato una ragazza ancor più effervescente, Sara, che gira per Londra con un adesivo sulla macchina che dice “fanculo la Brexit”. Aggiungeteci che Berkie fa parte della minoranza dei tories che non è salita sul carro della Brexit e capirete perché Bojo, il suo peggiore nemico, abbia ottenuto dalla Regina la sospensione del Parlamento per cinque settimane, rischiando di entrare nel Guinness dei primati come l’unico premier britannico ad aver perso, sinora, sei votazioni parlamentari su sei.

Insomma, comunque vada a finire Berkie ci mancherà. Ma non per le sue cravatte fantasmagoriche, o per i suoi Order! che salgono vertiginosamente sinché i parlamentari smettono di azzuffarsi. Macché: Berkie ci mancherà perché quelli come lui sono l’anima della democrazia. Questa strana istituzione inventata a Westminter 300 anni fa, non certo per far comandare il popolo – ma quando mai – bensì per permettere al popolo di rimediare alle boiate del governo.

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