La legge che punta a evitare al Regno Unito un’uscita senza accordo dall’Ue è in vigore. Approvato in Parlamento la scorsa settimana, il testo promossa dal fronte contrario alla linea di Boris Johnson sulla Brexit è stato firmato oggi dalla regina Elisabetta e ha completato così il suo iter. Il provvedimento mira a imporre al primo ministro la richiesta di un rinvio dell’uscita del Regno Unito dall’Ue oltre il 31 ottobre in caso di mancato accordo con Bruxelles.

Intanto lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato l’intenzione di rinunciare all’incarico in caso di elezioni anticipate e comunque di dimettersi al più tardi dopo la scadenza della Brexit il 31 ottobre. In uno statement all’aula, Bercow – che viene dai ranghi del Partito Conservatore, ma ha assunto un ruolo da battitore libero nella gestione del dibattito sull’addio all’Unione europea – ha denunciato la linea seguita da Johnson sulla sospensione del Parlamento come “distruttiva“.

Finora l’intenzione del premier è stata quella di utilizzare il “no deal” come arma negoziale per costringere Bruxelles a discutere un nuovo accordo, eventualità che le istituzioni comunitarie hanno già escluso da tempo. Per questo prima dell’approvazione della legge aveva decretato la sospensione dei lavori del Parlamento fino al 14 ottobre.

Questa sera Westminster chiuderà i battenti dalla fine della seduta, come formalizzato dal portavoce di Downing Street, che ha confermato inoltre che il premier non intende chiedere un rinvio della Brexit a Bruxelles malgrado l’approvazione della legge anti-no deal e che il Regno uscirà dall’Ue il 31 ottobre, ma anche che un nuovo accordo è ancora possibile e che l’ultimo momento utile per sancirlo sarà il Consiglio europeo del 17-18 ottobre.

L’annuncio del portavoce conferma al momento il muro contro muro del governo con le opposizioni. E significa che il voto in programma in giornata sulla mozione presentata dallo stesso esecutivo ai Comuni sullo scioglimento della Camera sarà l’ultima chance per convocare le elezioni prima del termine ultimo in cui Londra dovrà decidere se confermare l’addio all’Ue per il 31 ottobre o invocare l’ulteriore proroga.

La sospensione del Parlamento (prorogation) è una prerogativa ordinaria del governo nel Regno Unito, ma le quasi 5 settimane di stop annunciate quest’anno dall’attuale compagine nel pieno della crisi sulla scadenza Brexit aveva acceso polemiche. I ricorsi presentati di fronte all’Alta Corte di Edimburgo prima e di Londra poi sono stati tuttavia respinti. E così l’esecutivo ha potuto ufficializzare il periodo di pausa a partire da oggi: a meno di una riconvocazione in caso di rovesciamento dei verdetti negli appelli successivi, l’ultimo dei quali previsto dinanzi alla Corte Suprema britannica il 17 settembre.

Una Brexit senz’accordo rappresenterebbe “un fallimento nell’arte di governo di cui saremmo tutti responsabili“, ha detto oggi a Dublino Johnson, a conclusione del suo vertice con il collega irlandese Leo Varadkar. Il premier ha utilizzato quindi toni più morbidi rispetto a quelli usati nelle ultime settimane, ma è tornato a ribadire ancora una volta di essere contrario a qualunque rinvio, insistendo che il Regno Unito uscirà comunque dall’Ue il 31 ottobre.

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