In queste ore il presidente del Consiglio incaricato ha un gran daffare. E tra le mille cose e i mille pensieri anche una cinquantina di nomi da assegnare per altrettante poltrone, tra piccole e grandi, che aspettano. Gli consiglierei di allungare la lista di uno, aggiungere un ministro a quelli esistenti. Ci vuole il ministero dell’Immigrazione. Non solo per contare quelli che arrivano. Non abbiamo bisogno di un capostazione e il governo non è uno scalo ferroviario. Il nuovo ministro non ci dovrebbe solo spiegare perché arrivano, forse lo sappiamo già, ma trovare i soldi, stipulare le alleanze internazionali, definire le politiche comuni perché l’esodo almeno rallenti.

C’è una persona in Italia che lo sa fare meglio degli altri, più degli altri. E’ un prete, che per giunta da ieri è anche cardinale, quindi in confidenza col Papa e, si spera, con Dio. E’ Matteo Zuppi, fino a ieri arcivescovo di Bologna e conoscitore della terra d’Africa. Di chi l’ha assalita, di chi l’ha bucata, di chi l’ha svuotata di ogni bene. E di chi può aiutarla, dei governi locali che possono seminare speranza e un briciolo di democrazia, dei leader africani minimamente credibili. Il cardinale ci potrebbe anche spiegare di quanto è malgrado tutto ancora ricca l’Africa, e di come siamo fessi a non investire il nostro sapere laggiù e lasciare solo alle multinazionali, gli antichi predoni dell’Occidente, il tesoro su cui siedono – inconsapevoli – gli africani. Se usassimo la logica, potremmo partecipare a parte del raccolto di quel tesoro e offrire dignità a un intero continente.

Non è previsto che un cardinale sieda nel governo, lo so.

Ma sarebbe la nomina più forte, più laica, più giusta e più di sinistra che ci sia.

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