“Le prescrivo anche tre mesi di giardinaggio”
“Giardinaggio?”
“Sì. Non importa come, né dove. Può essere uno spazio enorme o un piccolo terrazzo di città, pieno di deliziose piante in vaso”.

Una conversazione di un romanzo? Potrebbe essere. Ma ora potremmo sentirla davvero, una prescrizione del genere, fatta dal medico a chi soffre di ansia o depressione. Conversazione silenziosa con il mondo che ci circonda, il giardinaggio è un duro lavoro che ‘libera la testa’, oppure porta a galla pensieri semplici, “sporchi di terra”. Pensieri dal grande potere tranquillizzante. La natura è “riparativa” e fa bene alla salute. Non lo dicono solo i saggi o i romanzi che, nel tempo, hanno esaltato questa pratica. Lo dice l’ennesima sperimentazione sul tema, partita in Gran Bretagna dal Cornbrook Medical Practice, un ambulatorio per la medicina generale di Manchester. Ecco perché potrebbe capitare di avere a che fare con prescrizioni con su scritto il nome di qualche farmaco, e di qualche pianta.

“Le piante in vaso che daremo ai nostri assistiti sono principalmente erbe, come la melissa o l’erba gatta, che si adattano a questo scopo – ha spiegato Augusta Ward dalla segreteria medica della struttura britannica – La pianta è in fondo un mezzo per tornare a impegnarsi e condividere la socialità”. E la letteratura conosce da tempo questo legame gentile ma sudato che si instaura tra benessere e giardinaggio: “Gustav Wallis, figlio di un procuratore di stato a Lüneburg, sordomuto fino all’età di sei anni e poi ancora mezzo sordo, divenuto cercatore di fiori quasi per risarcire almeno gli occhi di ciò che le sue orecchie non ebbero, è una figura commovente“, scrive Rudolf Borchardt ne Il Giardiniere Appassionato.

“Ho visto quanto i nostri pazienti si rilassano nel giardino – ha spiegato Philippa James, medico chirurgo del Cornbrook Medical Practice – Ci sono molte prove di come due ore alla settimana in uno spazio verde possano sollevare l’umore e quindi anche dare benefici fisici, mentali ed emotivi. Questo è qualcosa che dobbiamo sfruttare”. Qualcosa di cui dobbiamo approfittare, dicono i medici, si tratti del grande giardino di una casa in campagna o di uno spazio verde trovato in città. Perché “il tempo del giardino è quello della vita. Non ci sono scopi da ottenere, obiettivi da raggiungere. Perché la vita è un solo fine, se stessa”. Lo scrive Jorn de Précy, ne E il giardino creò l’uomo.

“Prescrivere giardinaggio” è “un’idea meravigliosamente efficace”, ha spiegato Ruth Bromley, medico di medicina generale e presidente del Manchester Health and Care Commissioning. Cara a Gide, in questo senso degno erede di Jean-Jacques Rousseau e di George Sand, l’arte del giardino (“il più puro dei piaceri umani”, dice Francis Bacon, e chi siamo noi per non dargli ascolto?) ha trovato spazio in decine di libri e romanzi. E soprattutto, trova spazio nella vita di molte persone: il legame tra spazi verdi e salute è già stato al centro di diversi studi, come quello condotto da un team di ricercatori svizzeri e pubblicato sulla rivista Alternative Therapies in Health & Medicine. Ortocultura terapeutica. Ricerche degli ultimi anni. Cose recenti, se si conta che già nell’Inghilterra del 1600 ai pazienti più poveri veniva proposto di pagare il letto in ospedale dandosi da fare nell’orto accanto alla struttura. E fu impossibile per i medici non notare come, frequentando le aree verdi, i pazienti guarivano più in fretta. Per dirla come Mário Quintana, quindi come meglio non si può, “il segreto non è correre dietro alle farfalle. È curare il giardino perché esse vengano da te“.

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