Era uno dei pionieri dell’avanguardia italiana di fine anni ’60, convinto che l’arte avesse un ordine cosmico, da dover rispettare. È morto all’età di 78 anni Eliseo Mattiacci, uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea, artefice della sperimentazione e del rinnovamento in scultura. L’artista si è spento la scorsa notte a Fossombrone in provincia di Pesaro. I funerali si terranno mercoledì nel Duomo di Cagli, città dove Mattiacci è nato e dove ha mosso i suoi primi passi come scultore. Sue numerose opere, come Alta tensione astronomica, o Carro solare del Montefeltro, esposte nei maggiori musei del mondo e in numerose collezioni, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, alla Kunstforum Stadtische Galerie di Monaco di Baviera, fino alla Biennale di Venezia, dove ha avuto una sua sala personale per due volte nel 1972 e nel 1988 e alla Fondazione Prada.

La sua carriera come esponente dell’Arte povera decolla ad appena 27 anni, quando, grazie alle sue frequentazioni, riesce ad esporre alla galleria La Tartaruga di Roma, simbolo del milieu artistico della Capitale dell’epoca. Lo scultore invade la galleria con un tubo snodabile in ferro nichelato, lungo 150 metri, smaltato di “giallo Agip” e trasportato per le strade della città, lasciando la possibilità al pubblico di modificarlo. In questa occasione esce il primo testo critico dedicato all’artista, scritto da Mario Diacono e pubblicato sulla rivista Bit.

La sperimentazione di nuovi materiali e tecniche è al centro della sua arte. Si fa influenzare dall’action painting e dal new dada, immergendosi, quasi letteralmente, nelle sue opere, come quando nel 1971 espone se stesso con braccia e mani ingessate. La sua carriera artistica è un costante dialogo con lo spazio, sia esso un paesaggio naturale, come una cava, o un ambiente progettato dall’uomo, come un sito archeologico. Per questo molti lavori sono installazioni in spazi aperti, come la Torre dei filosofi, nella campagna di Monteluro, in provincia di Pesaro, o Riflesso cosmico, installato a Cervinia nel 1992, o ancora Riflesso dell’ordine cosmico, celebre scultura nel porto di Pesaro. Nel 2005 realizza l’opera Occhio del Cielo, esposta nel parco dell’Università della California a Los Angeles, mentre nel 2006 partecipa con l’installazione permanente Danza di astri e stelle a un progetto promosso dal comune di Reggio Emilia. Negli anni ’80 concentra la sua attenzione sull’uso dei metalli, da lui considerati “vivi”. L’ispirazione è quella cosmico – astronomica, come i due lavori esposti alla Kunstforum di Monaco e nella sua stanza personale alla Biennale, nel 1988.

Mattiacci ha lavorato da sempre su opere scultoree, prima utilizzando materiali industriali e urbani, poi concentrandosi, appunto, sui metalli, plasmati per somigliare al cosmo e agli astri. Numerosi i riconoscimenti ottenuti nella sua carriera: il primo premio alla Biennale Fujisankei Hokone Open Air Museum a Tokyo nel 1995 ed il premio per la scultura ‘Antonio Feltrinelli’ dell’Accademia dei Lincei nel 2008. Nel 2016 il Mart ha dedicato una mostra retrospettiva all’artista. Tra gli ultimi, anche la sua partecipazione, con altre sette artisti, nei giardini dell’ambasciata italiana di Pechino in occasione delle Olimpiadi.

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