La prima economia d’Europa ha messo la retromarcia e rischia la recessione. L’ultimo segnale negativo arriva dell’istituto di statistica nazionale, Destatis, che ha confermato la crescita negativa nel secondo trimestre del 2019: il Pil della Germania è sceso dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Il motivo principale è un calo nelle esportazioni, diminuite dell’1,3 per cento. I numeri confermano la stima preliminare che era stata diffusa a metà agosto. Nel confronto anno su anno, il Pil tedesco è salito dello 0,4%, ma persiste un calo nelle esportazioni dello 0,8 per cento, che rappresenta il dato peggiore degli ultimi sei anni. In attivo, invece, il mercato interno: crescono dello 0,1% i consumi delle famiglie e di 0,5 punti percentuali la spesa pubblica.

Eppure, nonostante il rischio di “recessione tecnica” che si presenterebbe nel caso in cui l’economia non crescesse per due trimestri di fila, Berlino si prepara al 2019 con un surplus di bilancio, così come fatto negli ultimi sei anni. Secondo quanto annunciato oggi dall’Ufficio di Statistica di Wiesbaden, infatti, da gennaio a giugno lo Stato tedesco ha raccolto 45,3 miliardi in più di quanto ha speso. L’avanzo, dato dalla somma di tutte le entrate delle amministrazioni federali, statali e locali e dei fondi di previdenza sociale meno le spese, rappresenta il 2,7% del Pil ed è dovuto al mercato del lavoro stabile che garantisce il pagamento delle imposte e dei contributi sociali, come sottolinea la stessa agenzia federale Destatis.

Le eccedenze regolari della Germania l’hanno trasformata in un motore economico in Europa, ma hanno anche suscitato risentimento da parte dei paesi più poveri che dicono che la Germania potrebbe aiutare spendendo di più e investendo all’estero. Il governo di Angela Merkel è stato esortato anche da diversi economisti, tra cui l’ex numero uno della Bce Jean-Claude Trichet, a fare più investimenti per rilanciare l’economia sua e dell’intera Eurozona. Così come una spinta ad abbandonare l’assoluto rispetto della regola del pareggio di bilancio è arrivata anche da alcuni esponenti della Spd, almeno per quel che riguarda le spese in energie rinnovabili e digitalizzazione.

Per ora però l’unica risposta del governo è stata l’approvazione di un ddl per l’abolizione della tassa di solidarietà. Un’aliquota del 5,5% calcolata sull’imposta base che portava nelle casse dello Stato circa 19 miliardi di euro l’anno e che dal 2021 non dovrà più essere pagata da circa il 90% dei contribuenti tedeschi. Sgravi fiscali, quindi. Mentre i segnali negativa arrivano anche dal termometro della fiducia delle imprese: ad agosto l’indice Ifo è calato nuovamente a 94,3, da 95,7 di luglio. Il calo è peggiore di quanto previsto dagli analisti, che stimavano una diminuzione a 95,1. Il valore segna un nuovo record negativo per Berlino che non aveva un indice Ifo così basso da sette anni. Anche il pessimismo nei confronti dei prossimi mesi è aumentato.

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