La Banca centrale europea ha ammorbidito le direttive sul trattamento dei nuovi crediti deteriorati delle banche dell’Eurozona, recependo la normativa emanata dal Parlamento europeo. La supervisione unica europea, ora guidata dall’italiano Andrea Enria, ha stabilito che gli Npl derivanti da prestiti concessi dopo il 26 aprile sono soggetti, in linea di principio, unicamente ai requisiti del cosiddetto “Primo pilastro”. E non anche all’addendum che prevede possibili richieste di capitale aggiuntivo per fronteggiare rischi specifici. Gli istituti avranno quindi tre anni per la copertura integrale dei prestiti non garantiti, nove per quelli assistiti da garanzia immobiliare e sette per crediti con ogni altro tipo di collaterale.

Secondo Roberto Gualtieri, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo e relatore del regolamento sugli Npl approvato lo scorso gennaio, “si tratta di una decisione che permette di eliminare gli elementi di incertezza che ancora permanevano per quanto riguarda gli accantonamenti prudenziali per i nuovi crediti deteriorati, e che al contempo riconosce il primato delle scelte dei co-legislatori. E’ una vittoria del Parlamento Europeo e delle procedure democratiche di co-decisione, e anche della capacità che ha avuto in questo caso l’Italia di fare sistema, il che ha consentito all’UE di dotarsi di norme ambiziose ma equilibrate sugli Npl, evitando regole troppo rigide come quelle originariamente varate dalla vigilanza europea, che avrebbero avuto un impatto negativo sull’economia reale e sulla concessione del credito alle famiglie e alle imprese”.

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e il direttore generale Giovanni Sabatini hanno commentato parlando di “un altro importante passo avanti nella definizione di un più chiaro quadro regolamentare europeo che necessitava di maggiore certezza del diritto”.

La Bce ha sottolineato la drastica riduzione del volume delle esposizioni creditizie deteriorate detenute dalle banche ‘significative’ dell’area euro dall’entrata in vigore della vigilanza unica dell’Ssm, con un totale che si attestava a fine marzo a 587 miliardi da circa 1.000 miliardi a novembre 2014. “Malgrado i recenti progressi, la Bce ritiene indispensabile l’ulteriore riduzione del livello degli Npl, per risolvere il problema in tempi rapidi, finché le condizioni economiche sono ancora favorevoli”, avverte l’Eurotower. Non subiscono cambiamenti le raccomandazioni Bce sullo stock di deteriorati che Francoforte ha richiesto agli istituti di coprire al 100% nel giro dei prossimi anni.

Il cambio di calendario interviene per un periodo intermedio tra i nuovi flussi, successivi al 26 aprile di quest’anno, e i vecchi stock, precedenti al primo aprile del 2018, per i quali invece non cambiano le condizioni. La vigilanza, in questo caso, indica per la prima volta con chiarezza i tre gruppi considerati in base al livello di esposizione agli Npl: quelli con un indice sotto il 5%, quelli tra il 5 e il 12,5% e quelli superiori al 12,5%. Per loro, fissando il 2020 come anno di partenza per l’adeguamento alle coperture richieste, si arriva al rispetto del 100% dei criteri contenute nelle raccomandazioni, tra il 2023 e il 2025 nel caso dei prestiti considerati ‘insicuri‘ e al 2024-2026 per quelli considerati ‘sicuri’ grazie garanzie immobiliari o di altro tipo: l’incremento della copertura prevista è pari al 10% annuo.

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