“Ministro, perché ha mentito su Savoini a Mosca?”. “Siamo al 3 agosto amico mio, altre domande?”. “Perché ha mentito spudoratamente?”. “Lei è un maleducato“. La scena avviene la sera del 3 agosto durante la festa della Lega a Cervia. Davanti ad altre decine di giornalisti che si accalcano, il ministro dell’Interno Matteo Salvini preferisce non fornire spiegazioni al collega di Report Giorgio Mottola. Che si presenta, fa la domanda, la ripete e chiede una risposta. Invano. Da Salvini solo l’epiteto: “Lei è un maleducato”. Un copione che, dai presunti fondi russi alla Lega, si era già verificato nei giorni scorsi quando il cronista di Repubblica Valerio Lo Muzio aveva chiesto al vicepremier spiegazioni sulla vicenda del figlio 16enne in giro con la moto d’acqua della polizia e con gli agenti costretti a fargli da scorta sulla spiaggia. Anche in quest’ultimo caso nessuna risposta e insulti sia al giornalista (“Vada a riprendere i bambini visto che le piace tanto”) che alla testata (“Quando ho voglia di ridere leggo Repubblica“).

“Fossimo tutti giornalisti qui faremmo tutti la stessa domanda”, commentava ieri sera Giorgio Mottola. Invece, subito dopo altro microfono e altra domanda, questa sì meritevole di risposta perché su salario minimo e regionali emiliano-romagnole, terreno più gradito a Salvini. Del resto, di domande scomode non c’era traccia nelle precedenti interviste rilasciate dal segretario della Lega. Che sia il Corriere della Sera o la Stampa: nessun accenno alla questione Savoini. Solo crisi di governo, tasse, rapporto con i 5 Stelle. E il ministro ringrazia, come accaduto sempre alla festa della Lega di Cervia: “Grazie ai giornalisti che fanno il loro lavoro liberamente, senza essere condizionati, e poi si tengono le loro idee. Ci sono settori, come la cultura e l’università dei baroni, dove se non sei di sinistra non riesci a lavorare” ha detto il leader della Lega dal palco, intervistato dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano.

“Credo che un politico, soprattutto quando ha tantissimi consensi, abbia l’obbligo di rispondere alle domande, perché non risponde a un giornalista, ma al pubblico” ha detto a Sigfrido Ranucci, conduttore e autore di Report. “Oggi i politici sono abituati a monologhi su Facebook: se trovano qualcuno che fa domande, specie se ruvide, si sentono a disagio – ha aggiunto – E sono mesi che inoltriamo le nostre domande all’ufficio stampa e allo stesso Salvini, che però non ci rispondono. E quindi – ha spiegato – l’unica maniera di porre al ministro i nostri quesiti è quella di andare dove si trova lui, anche se è scomodo e spiacevole, perché gli scambi si risolvono spesso con battute che non portano alla formazione della verità. E invece un politico dovrebbe aiutare il giornalista a non sbagliare”. Ranucci è pessimista quando si tratta si sperare in una reazione da parte dei colleghi: “Certo, servirebbe uno scatto d’orgoglio. Ma sinceramente non mi aspetto una risposta di solidarietà da parte della categoria. E poi c’è un problema: i leader politici ormai lanciano i loro messaggi attraverso i social. Senza giornalisti lo farebbero ancora di più. Il nostro dovere è quindi uno solo: continuare a porre domande, sempre”.

Sulla questione dei rapporti tra media e Salvini si era espresso anche Alessandro Di Battista, in questi giorni al centro di uno scontro velenoso con il segretario del Carroccio: “Non mi ha indignato che il figlio di Salvini si sia fatto un giro sulla moto d’acqua, mi ha molto indignato il suo comportamento con la stampa” ha detto l’esponente pentastellato parlando al festival della Versiliana, a Marina di Pietrasanta. “Io ho criticato la stampa in ogni modo, ma non mi sono mai permesso di mancare di rispetto a un cronista che faceva liberamente delle domande. Come è grave che qualcuno abbia provato a impedire che venissero fatte delle riprese” ha aggiunto Di Battista, facendo riferimento al tentativo della polizia di bloccare il cronista di Repubblica che stava immortalando la scena del figlio di Salvini sulla moto d’acqua della polizia.

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