Non è mica uno scherzo sapete? Ci avevano provato Enrico Letta, poi Matteo Renzi e il suo erede Paolo Gentiloni a far scendere quell’odioso indicatore, senza riuscirci. Poi arrivano “questi qua”, gli odiati “sovranisti”, accusati ogni giorno di essere degli inesperti, incapaci, litigiosi, buoni soli a governare guardandosi di traverso e litigando tutti i santi giorni come se fosse parte dei loro compiti, e ripartire poi il giorno seguente cercando nuovi litigi. Proprio loro, nonostante tutti questi pesanti difetti, ci annunciano di aver abbattuto un muro tra i più resistenti per l’Italia, quello della disoccupazione a due cifre.

E lo hanno fatto nel modo più semplice (e contestato dai sacerdoti dell’austerità): con il reddito di cittadinanza assimilabile, sul piano economico, ad un Helicopter Money, cioè a soldi buttati da un elicottero (o comunque dati senza contropartita) allo scopo, non unico ma principale, di rimettere in moto i consumi interni.

Era il principale “cavallo di battaglia” dei 5stelle ed è giusto che adesso se ne facciano vanto, soprattutto contro i “gufi” che anche in questa occasione non smettono mai di dileggiare instancabilmente i grillini. Nemmeno quando onestamente si dovrebbe ammettere che hanno fatto una cosa buona, anzi, molto buona. Perché se è vero che l’elettronica e l’intelligenza artificiale potranno in futuro creare nuovo lavoro, è vero anche che nel frattempo dobbiamo sopravvivere con la gente che abbiamo, quindi si deve regolare e rallentare il cambiamento creato con la globalizzazione.

Se i due campioni di lotta e di governo riescono, litigando, a ridurre insieme agli sbarchi anche la disoccupazione, la cosa si fa interessante. Sugli sbarchi ci sarebbe molto da dire, perché l’attuale modo di farlo è assolutamente inaccettabile. Ho già spiegato nel mio articolo precedente la mia contrarietà all’emigrazione, dovuta però al più consigliabile (per tutti) amore per il suolo natio; non certo al colore della pelle o alle consuetudini diverse che sempre danno grande fastidio quando è chi accoglie a doversi adeguare, invece che chi arriva. Ma ho precisato con chiarezza la doverosità di accogliere sempre e senza tentennamenti coloro che sono costretti a fuggire dalle loro terre per cause gravi.

Benché il nostro esuberante superministro dei confini (e delle galere?) ostenti in varie occasioni il rosario, probabilmente per farci capire che quello che vediamo coi nostri occhi e udiamo dalla sua bocca è solo apparenza, il suo amore per il prossimo, che qualcuno sospetta limitato agli indumenti verdi, è invece universale, proprio come l’amore e l’insegnamento cristiano che lui sbandiera con troppo orgoglio.

Sono allora solo errori di comunicazione? Se lui, invece di vietare perentoriamente tutti gli sbarchi sul nostro territorio, salisse a bordo almeno di qualcuno di quei miserabili barconi carichi di esuli invitando tutti a pregare con lui, confortandoli personalmente con viveri, oltre che con le preghiere, allora sì che potrebbe esibire a ragione il suo rosario. Forse in questo modo perderebbe qualche consenso dai suoi tifosi elettorali, ma in fondo, se davvero è l’uomo giusto che ci si rappresenta, dovrebbe capire anche che in una democrazia i bravi politici sono quelli che fanno i fatti e servono il popolo, non quelli che fiutano il vento al solo fine di aumentare i propri consensi (Silvio Berlusconi e Donald Trump docent).

Sul piano dei fatti i suoi soci di governo sono molto più bravi di lui e della sua Lega, avendo concluso molto di più (dato che, almeno per ora, Matteo Salvini ha come unico risultato di rilievo solo quello di avere spostato i suoi confini dalle rive del Po in Padania a quelle del mar Ionio).

Il risultato della riduzione del tasso di disoccupazione tuttavia, essendo stato votato da entrambe i partiti in Parlamento, può essere ora giustamente vantato da entrambi, anche perché è un risultato importantissimo per il paese e i suoi abitanti; per niente facile da raggiungere (anche se non è vero che si può raggiungere solo grazie all’imprenditoria privata. La Cina dimostra il contrario).

La prima considerazione da fare è quella che la tanto vituperata (dagli oppositori) riforma del reddito di cittadinanza (che in realtà c’entra poco con la cittadinanza) è, più concretamente, una riforma delle regole e modalità di creare lavoro, di cui l’Italia ha tremendamente bisogno in questo secolo di sostanziali trasformazioni, un po’ in tutti i campi. Riforme e regole che devono però, per essere positive, fatte nei tempi giusti e con tutti i necessari ingredienti. Non con tutti i gravi errori commessi con la globalizzazione senza regole di cui ha goduto in realtà solo qualche migliaio di miliardari nel mondo, a scapito anche dei miliardi di persone uscite dalla fame ma sfruttate peggio degli schiavi.

Se, litigando, questi vituperati gialloverdi riescono a ridurre di qualche altro punto la disoccupazione, portano a casa un risultato pubblico persino maggiore di quello “straccione” di tutti i nostri privati, che pensano troppo ai fatti loro e troppo poco alla società che li ospita.

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