Stop a tutte le indagini basate su dati fiscali trasferiti dal fisco e dal Consiglio di controllo delle attività finanziarie (Coaf), legato al ministero dell’Economia, ai pubblici ministeri brasiliani senza previa autorizzazione giudiziaria. Compresa quella che vede indagato Flavio Bolsonaro, figlio del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, finito al centro di un’inchiesta dei pm di Rio de Janeiro per presunta appropriazione indebita nel suo ex ufficio presso l’Assemblea legislativa dello Stato di Rio. A deciderlo è stato presidente della Corte Suprema brasiliana (Stf), Dias Toffoli

Secondo la difesa del senatore, per cui il Coaf aveva identificato una presunta raccolta illecita di parte degli stipendi dei dipendenti che lavoravano nel suo ufficio, il pm ha usato i dati del Consiglio senza l’autorizzazione della giustizia. Procedimento che, a detta degli avvocati, è incostituzionale. Un dubbio che sembra essere venuto anche a Toffoli che ha così disposto lo stop a tutte le indagini che presentano queste caratteristiche. Solo dopo che la Corte Suprema, riunitasi in sessione plenaria, avrà deciso sulla costituzionalità della condivisione con il pm dei dati sensibili delle persone indagate le indagini potranno ripartire. Una decisione, questa, che dovrebbe essere presa a novembre.

Il provvedimento di Toffoli riguarda tutte le inchieste e le procedure penali in corso presso il pubblico ministero federale, oltre che presso i pm statali, dove non vi sia stata una precedente decisione giudiziaria sul trasferimento dei dati sensibili da parte di fisco, Coaf e Banca centrale. Secondo il quotidiano Folha de S.Paulo, la decisione di Toffoli potrebbe avere effetto anche su grandi inchieste ancora aperte, come la Lava Jato, considerata la Mani Pulite brasiliana. Per molti esperti, a rischio sono soprattutto le indagini in corso contro i sospettati di riciclaggio di denaro.

Secondo le indagini della Procura di Rio, pubblicate a maggio dal settimanale Veja, tra il 2007 e il 2018 la segreteria politica dell’allora deputato Bolsonaro aveva operato come un’organizzazione criminale a pieno titolo. Tra il 2010 e il 2017, si legge nell’inchiesta, il figlio del presidente brasiliano ha guadagnato oltre tre milioni di real, oltre 870 mila euro, in transazioni immobiliari grazie a operazioni di drenaggio di denaro pubblico attraverso assunzioni fittizie e appropriazione di parte degli stipendi di consulenti e dipendenti impiegati presso la sua segreteria politica a spese dell’Assemblea legislativa di Rio de Janeiro (Alerj). Denaro che l’ex deputato avrebbe poi riciclato attraverso operazioni immobiliari sospette.

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