Non si riusciva a capire come istituire un turno notturno di pattugliamento della polizia. Almeno fino a quando Paolo Borsellino non decise di dimezzare la sua personale scorta da procuratore di Marsala. A raccontarlo è lo stesso magistrato durante un’audizione davanti alla commissione Antimafia. La commissione di Palazzo San Macuto presieduta da Nicola Morra – con la consuenza del pm Roberto Tartaglia – ha infatti deciso di desecretare tutti gli atti raccolti dalla sua istituzione nel 1962. A cominciare dalle audizioni del magistrato assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992. Sono sei le volte in cui Borsellino compare davanti all’Antimafia tra il 1984 e il 1991. L’11 e 12 dicembre 1986  l’organismo parlamentare va a Marsala dove Borsellino e era da poco diventato capo. “Io ero molto stanco e volevo andare e dissi di dimezzarmi la scorta e solo coì avemmo la volante”, racconta il magistrato riferendosi a una riunione del Comitato per sicurezza pubblica.

In un altro passaggio Borsellino lancia un allarme: “C’è un calo di tensione nella lotta alla mafia. Si tende nuovamente a regionalizzare questo fenomeno e poi a confonderlo col suo momento processuale. In questo senso il Maxiprocesso è stato un danno: oggi si guarda alla mafia solo come a quello che c’è dentro all’aula. Però non è tutto lì: lo Stato non deve ragionare in questo modo”. 

Spazio anche ad alcuni dettagli inediti dei racconti di Tommaso Buscetta: il superpentito disse a Borsellino che, mentre era latitante, incontrava gli altri boss nella centralissima via Ruggero Settimo a Palermo, in pieno giorno. Come ci riusciva? Non c’era una volante che assicura l’intero arco delle 24 ore. “E siccome ricordavo che Buscetta mi aveva detto che gli era stato presentato il capomafia di Bagheria mentre passeggiava in via Ruggero Settimo e io gli chiesi come faceva a passeggiare e lui mi rispose: Nel nostro ambiente si sapeva che tra le 14 e 16 c’era la ‘smontà delle volanti e noi latitanti ci facevamo la passeggiata”.

Durante l’audizione, Borsellino traccia anche la magga di Cosa nostra nella provincia di Trapani, dei rapporti di interesse di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano con soggetti e località presenti nel territorio di Marsala, delle indagini patrimoniali e misure di prevenzione, nonché del complesso coordinamento delle varie forze di Polizia nelle indagini di criminalità organizzata. Viene inoltre affrontato il tema del rapporto tra il traffico internazionale di stupefacenti e soggetti operativi nel territorio di Castelvetrano, la città di Matteo Messina Denaro, ancora oggi latitante.

Montaggio di Alberto Marzocchi e Giulia Zaccariello

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