Centinaia di documenti, atti, audizioni, prove e rivelazioni. In una frase: la storia nascosta della Repubblica italiana. E come tale rigorosamente top secret. Almeno fino ad oggi. La commissione Antimafia ha deciso di declassificare tutti gli atti secretati dalle inchieste parlamentari dal 1962 al 2001. Si comincia oggi, martedì 16 luglio, alle ore 14 con la pubblicazione delle audizioni del giudice Paolo Borsellino davanti alla commissione di Palazzo San Macuto. Documenti inediti e finora mai resi pubblici: materiali preziossimi alla vigilia del 27esimo anniversario della strage di via d’Amelio. Sul sito dell’organo parlamentare verranno pubblicati anche gli audio del giudice palermitano ascoltato dall’Antimafia tra il 1984 e il 1991.

Morra e il magistrato Tartaglia

“È materiale di grande valenza storica. Un lavoro importante reso possibile dalla dedizione di tutta la Commissione, i suoi funzionari e gli archivisti”, dice Nicola Morra, presidente di palazzo San Macuto, che ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sui lavori di desecretazione e pubblicazione degli atti. “Presenteremo il nuovo sito istituzionale della commissione Antimafia che finalmente riunisce insieme tutti i documenti già pubblici, li riordina ma soprattutto abbiamo creato un motore di ricerca che permetterà ai cittadini, studiosi e giornalisti di potersi documentare liberamente. Un lavoro che riunisce la documentazione dalla prima commissione Antimafia”, spiega il senatore del M5s. Fondamentale per il lavoro della commissione è stata e sarà in futuro la consulenza del magistrato Roberto Tartaglia, già pm a Palermo, dove ha rappresentato l’accusa nel processo sulla cosiddetta Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Tartaglia è un esperto nelle analisi dei documenti storici a livello investigativo: si è occupato di estremismo nero negli anni ’70, dell’omicidio di Piersanti Mattarella, ex presidente della Sicilia e fratello dell’attuale capo dello Stato, di quello del poliziotto Nino Agostino, ucciso in circostanze mai chiarite insieme alla moglie.

Dopo la pubblicazione delle audizioni di Borsellino, l’Antimafia comincerà ad esaminare e pubblicare anche il resto di documenti fino ad oggi coperti da segreto. Un lavoro immesino che va dalla prima storica istituzione dell’organo parlamentare d’indagine sul fenomeno mafioso – ormai 47 anni fa – fino alla commissione del secondo governo di Silvio Berlusconi. È probabile dunque che la declassificazione vada avanti per macrotemi organizzati a livello cronologico. La delibera che ha dato il via a questa maxi operazione di disclosure è molto recente: risale al 10 luglio scorso, giorno in cui la commissione approva all’unanimità  la deliberazione sui criteri generali di declassificazione di atti e documenti della deputata del M5s, Angela Salafia.

Nel verbale della seduta vengono elencati i requisiti che dovranno seguire gli atti e documenti che si intende rendere “a regime libero di consultazione e  divulgazione”. Nel dettaglio, i principali sono: “Al ricorrere di audizione di soggetti terzi, diversi da parlamentari o rappresentanti del Governo, in carica all’epoca della formazione del documento o del compimento dell’atto, occorre che costoro abbiano accordato liberatoria o siano deceduti; nel caso però di audizione di personale dipendente dei servizi di informazione e sicurezza della Repubblica, anche in caso di decesso dell’audito, verrà richiesta la liberatoria all’amministrazione di appartenenza o a quella legalmente succedutale”. Via libera quindi alle audizioni dei soggetti deceduti: per tutti gli altri ci vorrà il consenso degli interessati. Nessun vincolo, invece, quando i personaggi auditi sono parlamentari o membri del governo. Un altro punto prevede “che non vi sia altra classifica di segretezza che quella originata dalla stessa Commissione cessata o dal suo ufficio stralcio, ovvero che si tratti di atto di segreteria e, come tale, di diritto sottoposto alla classifica di segreto funzionale”.

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