Verrà un giorno in cui la luce ritornerà a illuminare le nostre povere menti, il paesaggio attorno a noi diventerà finalmente leggibile e via via che le nebbie si scioglieranno, forse capiremmo in quale buio eravamo precipitati. Verrà un giorno in cui si racconterà una storia talmente assurda da risultare incredibile: quella di un paese ricco, di sessanta milioni di abitanti, dove ogni giorno si sprecano tonnellate di cibo, si consumano montagne di carburante in modo spesso inutile, dove si spendono milioni di euro per inviare immagini del proprio piatto pieno a qualche amico, che sta pranzando e che non riesce a dare un minimo di accoglienza a una quarantina di persone.

Verrà un giorno in cui dovremo abbassare lo sguardo, tutti, per avere tradito quegli ideali che avrebbero dovuto fare dell’Europa Unita una terra di solidarietà, democrazia, uguaglianza. Che una Corte a Strasburgo, lontana più di mille chilometri da Lampedusa, ha deciso che la situazione su quella nave non era grave, non abbastanza. Poi quei giudici saranno andati a cena, con le loro famiglie. Avevano fatto rispettare la legge. Tutto a posto.

Verrà un giorno in cui un ministro dell’interno verrà giudicato per lo sprezzo con cui parlò di questa tragedia, dicendo: «Per me possono restare lì fino a Natale». Ed eravamo a giugno.

Verrà un giorno in cui si racconterà che una giovane donna, di nome Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch, ha trovato il coraggio, quello vero, quello di chi rischia di persona e non si nasconde dietro le immunità, per forzare un blocco navale assurdo, che impediva di portare in salvo quelle quaranta persone. «In 14 gg nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile, l’Europa ci ha abbandonati» ha detto.

Verrà un giorno in cui leggeremo le sue parole: «Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità. Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo» e chissà se capiremo che il vero capitano è colui che salva la gente, non colui che la abbandona.

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