Era il 12 giugno 2018 quando presentai in Consiglio regionale della Lombardia la mozione “Acquarius Sea watch e navi in arrivo nel prossimo futuro”. Lo scorso Novembre mi sono imbarcato come medico di bordo su Mediterranea-Mare Jonio per operazioni di search and rescue nel Mediterraneo. Lotto, come posso. Dentro e fuori dal palazzo.

Cosa chiedo? Innanzitutto la ridefinizione del trattato di Dublino. Non ha senso che i richiedenti asilo siano condannati a restare nel paese di primo ingresso. Chiedo ai premier europei di creare una Europa che, attraverso le sue grandi ambasciate presenti in ogni paese del mondo, sia luogo di valutazione per la idoneità all’accesso a corridoi umanitari. Chiedo di chiamare le cose con il loro nome: la Libia è un paese in guerra civile, chi è in difficoltà in mare è un naufrago: prima si porta a terra poi si discute. Lo chiedo a chi ha il compito di governare questo paese. Questi mesi finiranno sui libri di storia e non voglio trovarmi impreparato quando i miei nipoti mi chiederanno conto del mio comportamento. I miei figli lo fanno già. La strategia del governo è, a parole, quella di “andare in Europa a battere i pugni sul tavolo per ottenere il meglio per l’Italia”.

Quindi primo ad andare in Europa: il ministro Salvini, già pluripremiato campione di assenteismo in Parlamento quando era eurodeputato, tiene a mantenere questo squallido primato: suo dovere partecipare alle sedute del Consiglio Ue sull’immigrazione per rappresentare la posizione dell’Italia davanti ai colleghi europei nelle sedute del Consiglio Ue sull’immigrazione. Ad oggi ne ha saltate 6 su 7. Il capo della Lega aveva altri impegni: comizi elettorali, fiere del fungo fritto… addirittura il giorno della ultima seduta è risultato assente mentre era ad una intervista da Barbara d’Urso su Mediaset.

Secondo: battere i pugni sul tavolo. Questa strategia, maleducata e litigiosa ha portato l’Italia ad una posizione di isolamento che ci condanna all’irrilevanza. I soli amici di questo governo in Europa, nazionalisti ungheresi e polacchi si sono dimostrati i più fieri nemici della redistribuzione dei migranti. Strategia fallimentare, che fa molto comodo a questo governo: sovvertendo la realtà può dire che la colpa è dell’Europa e continuare a parlare di invasione instillando odio e guerre tra poveri, distraendo tutti noi dalla loro incapacità a governare i problemi di questo paese: mancanza di sviluppo economico e creazione di lavoro.

Questa narrazione menzognera va avanti da molto tempo. Cosa è accaduto in questi mesi? Dalla mia salita a bordo di Mediterranea che coincide con l’inizio della collaborazione con ilfattoquotidiano.it? Il teorema del procuratore Carmelo Zuccaro sulle organizzazioni non governative come «taxi del mare» è stato definitivamente smontato e l’inchiesta è stata archiviata; ciononostante, senza prove si continua la guerra con il pieno sovvertimento della realtà verso il vero nemico di Salvini (e di Minniti prima di lui): le organizzazioni non governative impersonificate in questi giorni da una giovane donna: Carola Rackete – capitano della Sea-Watch-3 – paladina di un movimento di rivendicazione del primato dei diritti umani, l’Antigone di cui avevamo bisogno per risvegliarci dal tepore di un’informazione distratta a regola d’arte. Parafrasando Bertold Brecht, ci sarà pure un giudice a Berlino, di sicuro c’è a Catania e a Lussemburgo.

Ma se è proprio la legge ad essere ingiusta – come insegna Gustav Radbruch con la sua formula del torto legale – violarla è un dovere. Valeva a Norimberga e vale oggi. E’ la teoria e pratica della non violenza gandhiana: violare una legge ingiusta, non di nascosto, sapendone le conseguenze. Carola, Capitano per davvero, potrebbe finire in carcere? Attraverso la sua sofferenza interrogherà le persone sulla ingiustizia che sta subendo; la compassione che ne genererebbe tra le persone e gli avversari potrebbe essere arma potente per cambiare i cuori e le leggi. Lo fece Enzo Tortora, rinunciando alla immunità parlamentare per tornare in galera; lo sta facendo Marco Cappato che rischia 20 anni di carcere per aver manifestamente violato una legge ingiusta su richiesta di DJ Fabo. Ora la Corte Costituzionale ha ammesso che non Cappato, ma la legge era nel torto ed un Parlamento distratto sta esaurendo il tempo datole dalla corte per ripensare alla legge.

Ma torniamo al Capitano Carola: ha smascherato il disegno politico criminogeno della Lega di Salvini e dei suoi affiliati rasati con il giubbotto Pivert. Uno schema facile ed efficace contraddistingue l’azione politica della metà verde del governo: l’esasperazione dei toni per facilitare lo smarrimento valoriale; lo sfruttamento di un fenomeno problematico reale, l’immigrazione, che invece di essere governato, slatentizza odio a fini elettorali, e per di più con un rosario tra le mani. Salvini non ha fatto niente di originale, si è limitato a rispolverare l’antica ricetta maccartista, approfittando della fisiologica inclinazione che la nostra Nazione ha verso l’autoritarismo e la distrazione di massa.

Sulla sua strada oggi ha trovato Carola Rackete – donna, bianca e leader –  e migliaia di cittadini che lottano ostinatamente in direzione contraria: un’opposizione alla portata di umili e potenti nel nome dei diritti umani; di un’opposizione finalmente organizzata che si riconosce nell’equipaggio delle ong che presidiano il Mediterraneo, nel mio collega medico Pietro Bartolo –ora europarlamentare di Lampedusa – e nei maestri della nonviolenza. Carola a bordo della nave Sea-Watch-3 salva il nostro Stato di diritto prima ancora che vite umane. E Salvini consapevole di aver assunto un connotato negativo, quello dell’antieroe, battuto come ministro dell’Interno da un’operatrice umanitaria tedesca, esautorato platealmente mentre sbraita la solita bugia sui porti chiusi, non potrà fare nient’altro che provare ad indossare la maschera buona del credente cristiano, del padre, di quello che “io sono come voi, mangio la nutella e quindi anche voi potete sentirvi liberi di essere come me”: cattivi.

Mare grosso a bordo della Mediterranea-Mare Jonio