Ogni estate la stessa storia. Società con l’acqua alla gola, conti che non tornano, la folle corsa alle domande: lontano dalle luci della Serie A, l’iscrizione ai campionati minori è un calvario. Il 2019 non fa eccezione: il Palermo è in bilico, ma ci sono pure tre club che hanno già rinunciato (Siracusa, AlbissolaLucchese) e altri due a forte rischio (Foggia e Arzachena). Il punto è sempre quello: la crisi economica, il rispetto delle regole, paletti più severi per evitare nuovi casi di società che saltano a stagione in corso, falsando i campionati. I capi del pallone lo ripetono in coro, da anni. Poi però magari alla Lega competente arrivano documenti con date ballerine, contenziosi sui conti, fideiussioni senza timbro, e i poveri dirigenti non sanno che fare. È proprio quello che sta succedendo in queste ore: è il caos delle iscrizioni ai campionati.

Il caso più eclatante è quello del Palermo (la sua garanzia è arrivata sul gong, con requisiti da chiarire), ma i rosanero non sono l’unico club nobile di cui si parla. Prendiamo il Chievo Verona, protagonista la scorsa estate dello scandalo plusvalenze fittizie e ora in difficoltà economica. Per ripianare il debito e rientrare nei parametri ha utilizzato le cessione di alcuni calciatori: De Paoli, Jaroszynski, Bani, per citare giusto le più redditizie, per un saldo complessivo di 10,6 milioni, confermato anche dalla Lega Serie A. Tutto a posto dunque? Quasi: il regolamento federale fissava al 22 giugno il termine per l’utilizzo del saldo finanziario dei trasferimenti, ma nella prima comunicazione ricevuta dalla Serie B per alcuni veniva indicata la data successiva del 23 giugno. Una semplice svista poi rettificata o un ritardo coperto con una toppa? Senza considerare che per uno di questi trasferimenti c’è un’altra società che ha rivendicato una quota dei proventi che le spetterebbe da contratto.

Un’altra squadra a rischio era il Trapani: i granata in campo hanno appena conquistato la promozione in Serie B ma hanno dovuto penare per confermarla, in piena cessione societaria. Il nuovo padrone del club è una vecchia conoscenza del calcio italiano: il presidente è Giorgio Heller ma il socio finanziario è Alivision, azienda di trasporti di Fabio Petroni, ex patron del Pisa che nel 2016 stava fallendo a torneo in corso, già condannato in primo grado per bancarotta. Il primo atto della nuova proprietà è stato garantire l’iscrizione al campionato ma anche qui c’è un dettaglio che ha destato qualche perplessità: sarà stata la fretta, ma la fideiussione è arrivata in Lega sprovvista di timbri. Solo semplici firme, che non hanno lo stesso valore di autenticità. In questo caso viene considerata una dimenticanza, ma in Serie B hanno già avuto brutte esperienze con documenti bancari artefatti (ricordate il mistero degli F24 del Bari di Giancaspro, poi fallito?). Che fare, dunque? Vale o non vale? Deciderà la Covisoc, e poi definitivamente il consiglio Figc il 12 luglio, su tutti i casi contestati). Per ora si va avanti sulla fiducia: è (anche) così che ci si iscrive ai campionati italiani. Poi però non sorprendiamoci se a metà stagione i nodi vengono al pettine.

Twitter: @lVendemiale

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