Le carte erano pronte da mesi, pare da fine agosto. Ma l’arresto è arrivato nel primo pomeriggio di mercoledì 26 settembre, dopo che i finanzieri del nucleo tributario di Bari hanno dovuto cercarlo qualche ora a Roma prima di eseguire il mandato d’arresto. Cosmo Antonio Giancaspro, ex patron del Bari calcio, è finito ai domiciliari. L’accusa è di bancarotta fraudolenta patrimoniale e preferenziale per oltre 10,7 milioni di euro. I reati contestati nell’ordinanza riguardano il crac della società Finpower, attiva nel settore delle energie rinnovabili, di cui Giancaspro è stato liquidatore. Oltre all’ex patron biancorosso sono indagati Francesco Pio Izzo e Giovanni Ferrara, rispettivamente liquidatore e legale rappresentante della Finpower. Le indagini riguardano presunti illeciti commessi dal 2013 e relativi alla distrazione di 3,4 milioni di euro dalla Finpower in favore della Kreare Impresa, la società proprietaria del Bari calcio.

LE ALTRE INDAGINI SULL’IMPRENDITORE E LA SOCIETA’ DI CALCIO
Gli inquirenti lavorano anche su altri fronti: Giancaspro è stato amministratore di altre società sulle quali si concentrano le indagini. Oltre a una procedura fallimentare aperta davanti al Tribunale civile di Bari e nell’ambito della quale l’ex patron della squadra di calcio (rilevata nel 2016 dall’ex arbitro Paparesta e poi portata al fallimento tre anni dopo) ha fatto richiesta di concordato preventivo. A causa della mancanza di liquidità nelle casse del Fc Bari, la società di calcio non è riuscita a ricapitalizzare e a iscriversi al campionato di Serie B. Dopo essere scomparsa dal calcio professionistico, la Ssc Bari (questo il nome della nuova società) è ripartita dalla Serie D dopo esser stata rilevata dalla famiglia De Laurentiis.

LE ACCUSE E GLI STIPENDI PAGATI CON SOLDI SOSPETTI
A gennaio scorso il tribunale di Bari ha dichiarato il fallimento della Finpower srl. La società era controllata al 71 per cento da Kreare Impresa srl, l’altra società di Giancaspro che ha finanziato la ricapitalizzazione dell’Fc Bari. Sulla Finpower si era alzato il polverone già un anno e mezzo fa, nel luglio 2016, quando i due soci di Giancaspro, in realtà fondatori dell’impresa, avevano presentato una denuncia al nucleo di Polizia tributaria della guardia di finanza di Bari, lamentando le manovre a loro avviso poco chiare di Giancaspro. Tra queste manovre anche l’acquisizione del Bari calcio, la cui gestione è legata alla odierna vicenda.

A leggere quanto scritto dal gip, infatti, Giancaspro avrebbe cercato di pagare stipendi e contributi previdenziali della FC Bari 1908 con denaro della società Kreare Impresa, “reperito con operazioni ‘sospette‘, poiché poste in essere – si legge negli atti giudiziari – con soggetti tutt’altro che ‘cristallini'”. Nell’ordinanza d’arresto, inoltre, il giudice ha spiegato che le esigenze cautelari si basano sul pericolo di reiterazione del reato perché Giancaspro “opera ancora nel settore imprenditoriale” e, in particolare, per il suo “ruolo di azionista totalitario e amministratore della FC Bari spa”. In particolare Giancaspro – ha ricostruito il gip – nel marzo scorso, in prossimità del pagamento degli F24 della società sportiva, aspettava che arrivasse nelle casse di Kreare Impresa una somma di circa 3 milioni di euro “da un non meglio individuato ‘Fondo Libanese‘”. Avrebbe quindi cercato di creare una società con sede a Londra con conto corrente in una banca a Francoforte per riuscire a far poi transitare il denaro, con “l’ausilio dell’avvocato Giancarlo Lamma“, membro del Cda della FC Bari 1908, “in pochissimo tempo (un giorno) nelle casse della FC Bari”. Operazione della quale Giancaspro avrebbe parlato anche ad un funzionario della Banca Popolare di Bari.

LA NOTA DELLA PROCURA DI BARI
“Secondo l’ipotesi accusatoria – ha spiegato in una nota la Procura di Bari – Giancaspro agendo in concorso con il rappresentante legale della società fallita, è riuscito attraverso complesse operazioni societarie (decifrate grazie al contributo di una consulenza tecnica) a vendere ad una sua società partecipazioni societarie del valore di oltre dieci milioni ad un prezzo molto più basso. Sono emerse, inoltre, ulteriori condotte dissipative pagamenti preferenziali sempre a favore della società che controllava”.  Le indagini dei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari, coordinate dal pm Giuseppe Dentamaro e dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, si sono avvalse del contributo della curatela, delle testimonianze di numerose persone, di documenti e intercettazioni telefoniche.

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