Il vicepremier ha voluto precisare che l’esimente “non era nel contratto che abbiamo firmato, non era legata neanche all’addendum”. Nel contratto con il quale i rami aziendali dell’Ilva sono stati ceduti al colosso dell’acciaio, però, un riferimento esiste. È contenuto a pagina 77, dove l’articolo 25 comma 9, spiegava che “entro 15 giorni dalla sottoscrizione” le concedenti si sarebbero impegnate a richiedere, attraverso il ministero un parere all’Avvocatura dello Stato sulla “corretta interpretazione” della “estensione temporale” delle esimenti penali. Sul punto, l’Avvocatura si è pronunciata due volte, prima nel settembre 2017 e poi ad agosto 2018 interpellata proprio da Di Maio: “Tale disposizione, contenente una esenzione da responsabilità penale, è stata introdotta mediante decretazione d’urgenza e non è stata ancora oggetto di disamina da parte della Corte Costituzionale”, scriveva l’Avvocatura al ministro dello Sviluppo Economico.

Ricordando quindi che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale”, il parere richiamava quando già detto nel 2017 ovvero che, riguardo all’applicabilità sotto il profilo temporale dello scudo, “l’eventuale futura modifica del suddetto piano (ex art. 1, comma 8.1 del D.L. n. 191/2015), e la variazione dei termini per la sua attuazione, postula che l’esimente di cui all’art. 2, comma 6 cit. operi per tutto l’arco temporale in cui ‘l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dell’amministrazione’. Detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’Autorizzazime integrata ambientale in corso di validità (23/08/2023)”. Una legittimità messa in dubbio a febbraio dal gip di Taranto, Benedetto Ruberto, che ha investito proprio la Corte Costituzionale della vicenda avanzando l’ipotesi che l’immunità violi 7 articoli della Carta. Una pronuncia che potrebbe arrivare comunque, anche se il quadro normativo è nel frattempo mutato. 

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