“L’Europa è una famiglia di politici con i loro elettori, noi ne abbiamo più degli altri e chi ne ha sempre meno tende a fare la voce grossa su una violazione minimale. Lo hanno fatto per far vedere ai loro elettori di essere quelli del rigore, ma nelle sedi europee sono in difficoltà a sostenere questa cosa con un Paese che sta dialogando. Se vanno avanti poi è normale che si dica che il progetto europeo è follia”. Alberto Bagnai, presidente leghista della commissione Finanze del Senato e dato come papabile nuovo ministro per gli Affari europei – dicastero rimasto vacante dopo il passaggio di Paolo Savona alla Consob e di cui ha l’interim il premier Conte – intervistato da Lucia Annunziata a 1/2 h in più su Rai3 ha attaccato la Ue sostenendo che sui conti pubblici “si deve intavolare un negoziato, ma tenendo conto che il debito è diventato cosi alto anche per l’adesione a politiche di austerità. L’Europa ci ha messo in condizione di difficoltà sui conti, se non ci aiuta a che cosa serve?”.

“C’è evidentemente il bisogno a Bruxelles di creare un incidente che tenga l’Italia sotto potere di ricatto: se non fai questo ti faccio la procedura”, ha aggiunto. “Un atteggiamento ricattatorio e mafioso. Se dovessero evidenziarsi dinamiche di questo tipo, non dico che siano di questo tipo, ma se si dovesse vedere che l’attacco al nostro paese è pretestuoso, sono il primo a dire, ma lo farebbe senza che nessuno glielo dica, che il ministro Tria opporrebbe un fermo no. In ogni caso va ricordato che l’ultima parola sull’avvio della procedura ce l’ha Ecofin, per cui la decisione sarà squisitamente politica, al di là dei numeri in base ai quali l’Italia ha violato le regole Ue. “Si sta negoziando riforma del Meccanismo europeo di stabilità aggiungendo nuove condizioni da imporre a chi ha bisogno di aiuto finanziario: non vorrei che idea fosse “se non accettate condizioni vessatorie per voi noi vi facciamo la procedura”, ha esemplificato poi l’economista, che ha detto di non avere “ambizioni” ma nemmeno “reticenze se mi venisse chiesto” di prendere il posto di Savona. In ogni caso, ha aggiunto, “questa è tutta materia di equilibri politici” che passano per la scelta dei prossimi vertici delle istituzioni europee: “Mi è arrivata notizia che i capi gabinetto dei commissari sono stati avvertiti di tenersi liberi fino a febbraio, quindi l’insediamento sarà molto lento…”.

Il Bagnai “politico” difende le posizioni del Bagnai economista, favorevole all’uscita dall’euro, ma precisando che sull’argomento fa fede il contratto di governo che non la prevede: “Io non penso di poter decidere da solo i destini del mio paese. Non rinnego nulla di quello che ho sostenuto nelle sedi scientifiche ma ora il rischio è che a causa di una comunicazione sbagliata i nostri partner che dall’euro hanno tratto benefici diano a noi la colpa del fallimento. Un economista non può dire che l’euro sia una buona idea, nessuno l’ha detto tranne qualche fenomeno da talk show, ma un politico deve preoccuparsi anche del benessere di chi non la pensa come lui”.

In ogni caso, ha ricordato Bagnai, “io ho detto che il giorno dopo una ipotetica uscita dall’euro, o di qualsiasi altro choc tipo l’uscita di un altro alleato o il fallimento di un’altra Lehmann, comunque la gente si alza, va a lavorare, paga con quello che ha, fa colazione… non è che il mondo si ferma. C’è uno scritto di Keynes sulla fine del gold standard, sul terrorismo mediatico che c’era stato, e invece la vita continuava e forse un filo meglio“. Quanto ai minibot cari al collega Claudio Borghi, “sono nel programma di governo” e secondo Bagnai è eccessivo dire che siano il primo passo per uscire dalla valuta unica: “Se bastava stampare lì òa faccia di Tardelli per mettere in discussione l’euro vuol dire che non era una costruzione così solida. Varrebbero solo il 2-3% della massa monetaria complessiva”.