Che brutto apprendere la notizia del tuo non esserci più da Facebook e, direttamente, dalla tua pagina. Per un attimo ho pensato che fossi tu a rivolgerti a un amico appena scomparso. Poi leggo meglio e quell’aquilone che vola in cielo sei proprio tu. Ti cerco subito negli angoli della mia memoria. Rintraccio quegli occhi blu, così lucenti che schizzano un’intelligenza fuori dal comune. Devo ritornare indietro di parecchi anni, ai tempi dell’Indipendente, di Vittorio Feltri, che noi chiamavamo l’Indi. Io ci arrivavo in roller blade, tu su un motorino sgangherato. Facemmo subito amicizia. Tu assunto, io in attesa di praticantato (che non arrivava mai). Tu giocoliere della parola, velocissimo a scrivere. Entrambi in cronaca, tu mi correggevi gli articoli.

Eri lo scapigliato intellettuale fuori dalle “briglia” del sistema. Non te la tiravi di essere il figlio di Giulio, grande firma del Corriere della Sera. Da tanto padre hai ereditato il mestiere dell’ineccepibile cronista, eri sempre sul pezzo, anche fisicamente, in piena Tangentopoli, andavi su e giù per il Palazzo di Giustizia a raccogliere informazioni di prima mano. L’Indipendente ha chiuso e tu sei ritornato al tuo primo amore, la musica. Ancora parole, ma questa volta in versi e sulle note. Tra una canzone e un album (ne hai pubblicati undici) ritornavi qualche volta a fare l’inviato di guerra nelle zone calde del pianeta, perché la tua missione era quella di scrivere di diritti umani calpestati e delle minoranze. Non ti sei mai messo dalla parte dei potenti. Nel 2016 vinci in Venezuela il prestigioso premio Simon Bolivar per il tuo impegno artistico e sociale. Ma lo rifiuti perché in contrasto con la dittatura del presidente Maduro e con i tuoi principi.

Già, quei principi sempre più rari nella categoria, e mi piace rivolgermi a te al presente perché la tua onestà interiore ti sopravviverà. Ho riascoltato con  un groppo in gola il brano dal tuo album “Gli Uomini Sbagliati” (premiato con il Disco d’oro e di platino) che hai dedicato a  “Mio padre adesso è un aquilone”. Mammamia quanto ci mancherà quella tua voce, calda e avvolgente, da autentico chansonnier. Eri un po’ il nostro Leonard Cohen.

Non ci penso proprio a lasciarti andare…
Solo un momento, poi ti lascerò andare… e
Grazie per l’amore che hai dato a un figlio sbagliato…
No, non credo proprio che tuo padre la pensasse così…
Dolcemente scorbutico, questo sì, ma fortemente generoso con tutti, sopratutto con gli ultimi della terra, tossicodipendenti e carcerati, convinto che la musica ci “liberi” un po’ dalla disperazione del quotidiano.
Adesso il suo studio è tra le nuvole.
Buon viaggio di luce, amico mio.

januaria piromallo official