Un “premio” dedicato ai giovani musicisti per ricordare il grande Lelio Luttazzi. La sera del 7 giugno 2019, presso La casa del jazz di Roma, si terrà la finale della terza edizione del Premio Luttazzio organizzato dall’omonima fondazione. Tre ragazzi finalisti per la categoria Giovani pianisti Jazz e tre ragazze nella categoria Cantautori. Età media di 23 anni – il giovanissimo pisano Francesco Maria Saporito di anni ne ha addirittura 16 – con le cantautrici che si esibiranno in un loro brano inedito, mentre i pianisti si esibiranno sia nell’inedito che in una cover di Luttazzi. “A Lelio piaceva moltissimo avere in casa ragazzi del conservatorio e giovani appassionati di pianoforte, sia quando abitavamo a Roma, sia quando siamo tornati a vivere a Trieste”, spiega al fattoquotidiano.it Rossana Luttazzi, fin dal 1975 moglie dell’artista triestino poi morto nel 2010.

“Lelio era generoso, poco attaccato alle cose terrene, e dispensava consigli sulle sue grandi passioni, gli autori americani alla Gershwin o Cole Porter – continua la moglie – i ragazzi lo seguivano soprattutto per curiosità e per il suo senso dell’umorismo. Lelio non ha mai fatto pagare una lira, stava lì al pianoforte con loro, rideva, scherzava, e loro cercavano di apprenderne i segreti, di studiare. Ragazzini ancora acerbi ma che si esaltavano anche solo per come mio marito toccava un tasto o gli mostrava un accordo da usare in maniera diversa dal solito”. Lelio Luttazzi ebbe una lunga e ricca carriera di pianista, compositore ed esecutore, attore cinematografico, ma soprattutto di conduttore radiofonico e presentatore tv con Mina e la Carrà.

Poi nel 1970 l’arresto per un presunto coinvolgimento assieme a Walter Chiari e Franco Califano nello spaccio e detenzione di droga, Accusa mai provata che lo costrinse a rimanere 27 giorni in carcere. Successivamente venne rilasciato, prosciolto e la sua posizione stralciata, ma per la sue carriera popolare fu un brusco e terribile stop. “Fu un impressionante errore giudiziario – commenta la moglie – Io lo conobbi e ci sposammo cinque anni dopo, nel 1975, ma la ferita era ancora profondissima e sgorgava ancora sangue. Per tutta la vita si è portato dietro questo dolore, ma Lelio era un uomo perbene ed è stato il mio grande amore: era mio marito, mio figlio, mio papà. Se mi avesse chiesto di prendergli la luna gliela avrei presa. Non ha mai mollato il pianoforte e il ticchettio della macchina da scrivere. Amava la letteratura e tantissimo il cinema. Fu dura rinascere, ma il ritorno graduale sulle scene fu bellissimo: con Fiorello, poi a Sanremo ad 86 anni e l’ultimo concerto ad 87 in piazza Italia a Trieste”. Una curiosità: Daniele Fabbri sostituì il suo cognome con quello del pianista triestino diventando Daniele Luttazzi: “Io non ero a casa, ma ho un ricordo preciso di ciò che accadde. Daniele andò da Lelio, si parlarono, e gli chiese se poteva prendere il suo cognome. Daniele era un grande estimatore di Lelio, un suo fan, sapeva tutto della sua musica, dei suoi lavori, della sua vita professionale. Lelio acconsentì senza problemi. All’inizio tutto andò bene, ma poi quando svaccò con battute discutibili gli dispiacque un po’ ”.