Il 3 maggio scorso, è iniziata su Netflix la serie televisiva statunitense Dead to me, Amiche per la morte. La comedy – prodotta dalla sua creatrice, Liz Feldman, insieme a Will Ferrell, Adam McKay e Jessica Elbaum – narra di una energica e prospera relazione di amicizia tra Jen, una vedova sofferente per la tragica e improvvisa morte del marito, travolto da un’auto pirata, e Judy, una donna dallo spirito libero ma colmo di segreti.

Un lutto per la morte di un familiare ha determinato Liz Feldman a realizzare questa dark comedy: proprio nel giorno del suo 40esimo compleanno, inaspettatamente e dolorosamente, suo cugino David, di poco più grande di lei, morì. Liz ne rimase profondamente colpita, non solo a causa della perdita, ma anche per la coincidenze legate ai tentativi di rimanere incinta, scoprendo durante il funerale che la sua migliore amica era in attesa di un figlio e venendo a conoscere, il giorno seguente, che ancora una volta, ormai al “quinto anno di prova”, le sue aspettative erano di nuovo state deluse.

In quel periodo, durante un incontro di lavoro con alcuni produttori, nasce il progetto – grazie alla collaborazione con le società di produzione coinvolte nella serie: Gloria Sanchez Productions e Cbs Television Studios – di una commedia in dieci episodi: per l’appunto, Dead to Me.

Anche se la Feldman ha assicurato che la trama non è biografica, ma completamente fittizia, nei personaggi della vicenda sono ravvisabili i traumi emotivi che l’ideatrice ha dovuto affrontare e che coincidono con quanto accaduto durante quel periodo. Pur non avendo la pretesa di recensire la serie come un critico cinematografico, posso sottolineare che buona parte dei colpi di scena rispecchiano la vita reale, in particolare per quanto riguarda l’importanza del sostegno nel dolore e il fondamento della ritualità nel lutto. Dead To Me è il genere di storia che la Feldman avrebbe voluto da sempre raccontare, il tipo di racconto le cui caratteristiche dark, velate da un umorismo realistico, fanno sorridere delle vicissitudini, anche se dolorose e tristi, che comunque appartengono a tutti noi.

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