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Cronista ferito durante scontri a Genova, Di Maio: “Basta rievocare ultradestra”. Salvini: “Con centri sociali sempre casino”

Il commento dei due vicepremier dopo il pestaggio al cronista. Il Cinquestelle sottolinea la necessità di "abbassare un po' la tensione", mentre il leghista esprime “vicinanza al collega giornalista” ma aggiunge: "Ringrazio questi eroi in divisa“. Le accuse del Pd: "Il ministro dell'Interno è responsabile e il presidio di Casapound non andava autorizzato"
Cronista ferito durante scontri a Genova, Di Maio: “Basta rievocare ultradestra”. Salvini: “Con centri sociali sempre casino”
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I due vicepremier non litigano, non si citano mai, ma si dividono anche su quanto accaduto durante gli scontri di Genova, dove un giornalista di Repubblica è stato preso a manganellate – riportando fratture e un trauma cranico – durante una carica della polizia contro i manifestanti che protestavano per il presidio di Casapound. Luigi Di Maio sottolinea la necessità di “abbassare un po’ la tensione” e aggiunge: “A me non piace mai quando si cerca di rievocare o di soffiare sul fuoco di ultradestra contro centri sociali“. Opposto il paradigma utilizzato da Matteo Salvini nel commentare la vicenda: “Vicinanza al collega giornalista, ma ogni volta che ci sono i centri sociali in piazza c’è casino”, ha detto a Rtl. “C’è gente che va in piazza col casco e il bastone e ci sono poliziotti che eroicamente sono lì a prendersi sputi, insulti, monetine. Ringrazio questi eroi in divisa“, ha aggiunto. Liberi e Uguali annuncia che chiederà al ministro dell’Interno di venire a riferire in Parlamento, mentre il Partito democratico lo accusa di aver “responsabilità” e si chiede come mai sia stato autorizzato il presidio di Casapound “nonostante i rischi per l’ordine pubblico”.

“Quello che è successo ieri in piazza a Genova ci deve ricordare che non è il caso di far salire la tensione soprattutto polarizzando estrema destra ed estrema sinistra, perché poi di mezzo ci vanno i nostri uomini delle forze dell’ordine, il giornalista, ma ci possono andare di mezzo, ingiustamente purtroppo anche cittadini che magari passano di lì”, ha detto Di Maio ad Agorà su Rai 3. “Veniamo da quattro mesi in cui una volta si litiga con l’Onu, una volta si fischia il Papa in piazza, e poi gli attacchi ai pm denunciandoli”, aggiunge il capo politico del M5s, riferendosi, seppur senza citarlo, proprio a Salvini.

“Qualcuno, non noi, non il capo della Polizia o il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, disse una volta dal palco di Pontida, in campagna elettorale, che i poliziotti, con la Lega al governo, avrebbero avuto ‘mani libere‘”, ricorda il parlamentare Pd Emanuele Fiano. “Salvini non faccia il Ponzio Pilato e non si lavi le mani con l’accusa di violenza ai centri sociali – continua – perché ieri è successo qualcosa d’altro. È successo che a Genova, la città del G8, si è voluta autorizzare una manifestazione dei fascisti di Casapound, pur conoscendo i rischi di Ordine Pubblico e autorizzando poi cariche evidentemente anche contro chi nulla ha a che vedere con la violenza“, aggiunge Fiano. Una domanda che si pone anche Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa sotto il governo Renzi: “È evidente che da parte dell’amministrazione comunale c’è stata quanto meno una sottovalutazione della situazione”, dice la senatrice del Pd.

Alle accuse risponde direttamente il sindaco di Genova, Marco Bucci, che si schiera dalla parte degli agenti: “I cittadini non devono attaccare la polizia, altrimenti si crea un sistema che non funziona”, spiega. “E in situazioni del genere si possono verificare cose che non devono succedere – prosegue – possono essere coinvolte persone che non c’entrano. Come nel caso del giornalista ferito”. Bucci calca la mano sulla presenza di manifestanti con spranghe e bastoni. “Il problema grosso è che non si fanno manifestazioni andando ad attaccare la polizia, questa non è civiltà. Noi come città non accettiamo questo tipo di comportamenti e lo dico con forza. Non possiamo accettare manifestazioni dove la gente arriva con bastoni, spranghe, caschi”.

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