Non è prossimo solo il voto europeo, ma anche una consistente tornata di elezioni amministrative. Ed è in realtà in questa dimensione che si misura soprattutto l’affidabilità della politica, la sua reale propensione a essere al servizio degli elettori e la volontà di soddisfare i diritti fondamentali. Già il numero impressionante di sindaci e amministratori indagati dà una prima dimensione di quanto quella che potremmo chiamare “politica di prossimità” sia poco affidabile, ma anche senza arrivare a riferirsi alle vicende giudiziarie, solo le cronache sono spesso sconfortanti.

Le condizioni delle strade di Roma, gli aumenti del biglietto della metro a Milano, i soldi buttati nel ponte di Calatrava a Venezia o nel tramvia di Firenze. C’è da perdersi, nel ginepraio degli scandali veri o presunti nelle grandi città. Questo riguardo le grandi metropoli; ma se si cerca qualcosa di fronte alla quale rimanere davvero senza parole, a volte val la pena di volgere lo sguardo ai piccoli Comuni, quelli che non fanno notizia, quelli dove ci si aspetta che la politica sia davvero vicina al cittadino.

Di recente il quotidiano BresciaOggi ha sollevato – ad esempio – il caso di Carpenedolo, comune in provincia di Brescia, esattamente al confine con quella di Mantova: 13mila anime, qualche industria, molti artigiani e una gran vocazione agricola. Da quasi tre mesi sono in corso i lavori di rifacimento della piazza del paese: la classica piazza dove si affacciano la farmacia, l’edicola, i bar. Per carità, la piazza ha la sua importanza, ma dalle carte risulta che l’ammontare totale dei lavori si aggiri attorno al milione di euro. Possibile? Sì, perché non è difficile raggiungere una cifra simile quando si decide di rifare tutta la pavimentazione in elegantissimo porfido al costo di 250mila euro. O, ancora, se si spendono 65mila euro per le panchine. Per non parlare di preziosissimi cestini per i rifiuti del valore di mille euro l’uno [i numeri sono tratti dall’albo pretorio, ndr].

Probabilmente si è previsto che la piazza diventi così un’attrazione turistica a livello nazionale, visto che è previsto anche un lussuosissimo vespasiano con tanto di impianto di areazione. Più che un bagno pubblico una beauty farm, visto che il costo previsto è di oltre 20mila euro.

Ad aggiudicarsi i lavori della piazza è stata una piccola ditta veneta, ma – come risulta anche da un esposto presentato alla Procura della Repubblica – dopo alcune settimane qualcuno in paese ha notato che curiosamente i manovali non sembravano proprio parlare con cadenza veneta e siano risultati essere in realtà dipendenti di un’altra azienda, bresciana, che aveva partecipato alla gara ma era stata esclusa. Sollevato il caso, sono comparse nel cantiere le forze dell’ordine e nel giro di una notte pare sia cambiato repentinamente il personale.

Ora, che tutto questo sia avvenuto e avvenga senza che l’amministrazione comunale ne sia perfettamente consapevole potrebbe perfino essere credibile, visto che il primo cittadino non trascorre la sua settimana in paese e nemmeno nei dintorni, dal momento che lavora in Cina. Con tutto il viavai transcontinentale, non è difficile che qualcosa sfugga al controllo. Facile distrarsi e non accorgersi – ad esempio – che con panchine più economiche in piazza e un vespasiano non così lussuoso sarebbe forse rimasto qualche soldo per bonificare la Fossa Magna, opera fluviale che attraversa il paese, voluta 600 anni fa dai Visconti e ora ridotta a uno scolo putrido, dimora di topi. Oppure per rifare l’asilo del paese, edificio vecchio di un secolo, privo di un adeguato spazio all’aperto dove far giocare i bambini.

Il fatto è che questo è solo un esempio. Di Carpenedolo ce ne sono tanti, troppi e ci riesce più facile e comodo prendercela con chi amministra una metropoli lontana mille chilometri da dove viviamo, chi sta in Parlamento o addirittura con chi siede a Bruxelles, piuttosto che tenere l’attenzione ben vigile sui piccoli poteri quotidiani che davvero condizionano la nostra vita. In ballo c’è il diritto fondamentale al controllo, alla verifica che la delega che concediamo venga rispettata. La buona politica comincia da lì.

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