Il traduttore di Google non è la soluzione impeccabile per tradurre testi quando non si conosce la lingua con cui sono scritti, nonostante negli ultimi anni abbia fatto passi avanti. Lo dimostra quanto accaduto con Wikipedia, la celebre enciclopedia libera. Ha in linea 5,5 milioni di articoli in lingua inglese, solo 15 delle 301 edizioni disponibili ne hanno più di un milione.

Per cercare di rimediare, a gennaio Google ha stretto una collaborazione con la Wikimedia Foundation (che gestisce Wikipedia) che ha portato a incorporare Google Translate nel software di traduzione open source usato della Fondazione. Sulla carta lo strumento avrebbe dovuto permettere di risparmiare tempo prezioso, soprattutto nei casi di mancanza di personale. Invece la qualità delle traduzioni impone un’accurata supervisione sui testi generati nella traduzione automatica. Un amministratore riferisce, ad esempio, di un caso in cui quella che in inglese era la “pompa del villaggio”, in portoghese è diventata la “bomba al villaggio”.

Dietro a Google Translate c’è un’Intelligenza Artificiale ma finora sembra difficile che questa tecnologia rubi il lavoro ai traduttori umani. Douglas Hofstadter, docente all’Indiana University di Bloomington, ha spiegato in un articolo molto interessante che le traduzioni automatiche delle Intelligenze Artificiali sono superficiali. I risultati sono apprezzabili quando si eseguono test circoscritti e specializzati. Quando però il software viene usato davvero su ampia scala emergono i limiti dell’Intelligenza Artificiale. In sostanza, gli algoritmi traducono parole, ma non comprendono il significato più profondo delle parole stesse e delle frasi che compongono. In altri termini, mancano di senso comune. Quel senso comune che permette di cogliere un termine fuori contesto, un modo di dire, una battuta sarcastica.

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Non solo, come evidenzia João Alexandre Peschanski, professore di giornalismo alla Faculdade Cásper Líbero in Brasile, la traduzione è fondamentalmente un’attività di riadattamento, che deve tenere conto del background culturale diverso, dei modi di dire specifici di una determinata lingua e altro. In sostanza, non può essere un automatismo che si limita a rimpiazzare parole con le loro omologhe straniere.