L’acquisto dei “crediti verdi” da Tesla costerà a FCA una montagna di soldi: secondo il Financial Times si parla di una cifra non inferiore a 1,8 miliardi di euro. Una somma ingente, che verrà devoluta nelle casse di Elon Musk all’80% nel 2020 e il rimanente nel 2021. Un obolo salatissimo che l’azienda italoamericana dovrà scucire come penitenza per il suo ritardo nello sviluppo di tecnologie di alimentazione a basso impatto ambientale: l’assenza delle stesse, infatti, non permetterà a FCA di rispettare il target sulle emissioni inquinanti medie di CO2 imposto dall’Europa a partire dal 2021 e pari a 95 g/km.

A FCA sarebbe potuta andare anche peggio: infatti, i trasgressori dovranno pagare un’ammenda di 95 euro per ogni grammo di CO2 oltre il limite consentito, moltiplicato per il numero di vetture vendute nel prossimo biennio (anche se il 5% delle auto più inquinanti non sarà conteggiato nel 2020). L’aspettativa di FCA per il post 2021 è quella di lanciare nuovi veicoli elettrificati che permettano alla marca di non dover acquistare ulteriori crediti green altrui per mettersi in regola. Inevitabilmente, però, viene da domandarsi se la strategia finanziaria, tecnologia e di prodotto del colosso sia stata troppo miope sino a oggi.

Un quesito che, evidentemente, si pone anche l’esimio Professor Romano Prodi, attraverso considerazioni pubblicate su il Messaggero.it e relative alla cessione da parte di FCA di Magneti Marelli (otto miliardi di fatturato e 44 mila dipendenti), asset della componentistica venduto alla multinazionale giapponese Calsonic Kansei: “La transazione, ormai scontata da qualche tempo, è stata comprensibilmente giustificata dalla necessità di impiegare, da parte della Fca, maggiori risorse nella progettazione e nello sviluppo di nuovi modelli, soprattutto nel campo dei prodotti del futuro, come l’auto elettrica, che richiede davvero enormi quantità di denaro. Ha destato quindi una certa sorpresa leggere nel comunicato ufficiale che, dei 5,8 miliardi ricavati dalla vendita, ben due di essi saranno versati direttamente nelle tasche degli azionisti. Tutto bene e tutto legittimo ma certo non il segnale di una strategia dedicata a fare assumere alla Fiat Chrysler un ruolo di leadership nella produzione dell’auto del futuro, dove i concorrenti spendono somme infinitamente superiori nella ricerca e nello sviluppo dedicati all’innovazione”.

In sostanza, il professore si chiede se l’aver distribuito dividendi extra agli azionisti di FCA per 2 miliardi, invece che dirottarli su ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e prodotti, sia stata una scelta lungimirante, specie alla luce degli investimenti fatti dai principali competitor di FCA in tema di elettrificazione. Prodi, poi, rimane perplesso sull’ultima destinazione del tesoretto FCA, in buona parte destinato a rimpinguare le finanze (zoppicanti) della Tesla: “L’accordo con la Tesla, anche se a caro prezzo, permette quindi alla Fca di rientrare in questi limiti (quelli sulla CO2 imposti dalla EU, ndr.) fino a che non saranno in produzione nuove vetture. Non è quindi paradossale concludere che solo una parte minore delle risorse ricavate dalla vendita della Magneti Marelli potrà essere dedicata alla ricerca del nuovo”. Quindi, per Prodi, rimane poco da investire in avanguardia tecnica.

Sempre che ci sia effettivamente una volontà di impiegare denaro in nuove tecnologie: le ultime affermazioni di Mike Manley, ad di FCA, in merito a possibili nuove alleanze o matrimoni – “Credo che onestamente nei prossimi 2 o 3 anni ci saranno significative opportunità di partnership e alleanze nell’auto a livello globale e Fca avrà un ruolo costruttivo, attivo e proattivo nel proprio settore”, ha detto il manager inglese durante la pubblicazione del bilancio trimestrale dell’azienda – aprono la porta a un possibile scenario: aspettare che a portare in dote l’elettrificazione sia il futuro nuovo partner industriale (tutti i possibili spasimanti ce l’hanno), mentre il corredo nuziale di FCA sarebbe costituito dai due miliardi di euro rimasti in cassa dall’affare Magneti Marelli. Dividendi straordinari permettendo.

 

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