Ilenia Rento, quarantenne leghista bellunese, candidata in extremis da Matteo Salvini alle elezioni europee del 26 maggio, aveva un problema. Era poco conosciuta al di fuori dei confini provinciali, un problema vista l’ampiezza dei collegi elettorali per conquistare un posto a Bruxelles. Ma il problema ora è superato, visto che ha brandito con una disinvoltura che rasenta l’incoscienza l’arma emotiva della tragedia che si è abbattuta in autunno sulle montagne del Veneto, con milioni di alberi sradicati dalla forza del vento. Immagini che hanno fatto il giro del mondo perché gli abeti dolomitici sono stati divelti come stuzzicadenti.

Rento ha pensato di prendere una di quelle foto, con gli effetti drammatici del ciclone Vaia, e di farci un poster elettorale. Non per dichiarare che penserà alla montagna ferita, che si farà paladina delle istanze della gente che vive in alta quota e del rischio continuo di spopolamento. La foto di un numero sterminato di tronchi portati a valle dalla corrente, che intasano un bacina idrico sbarrato da una diga, si trasforma in una beffarda dichiarazione di sfida in stile sovranista. “Scateniamo la tempesta a Bruxelles!” è scritto sopra i volti sorridenti di lei e del ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

L’accostamento di una tragedia della montagna, della natura e del popolo veneto, a un messaggio politico così bellicoso, ha fatto trasecolare perfino qualche dirigente leghista. Ad accorgersi per primo dei manifesti di pessimo gusto è stato però Remo Sernagiotto, parlamentare europeo uscente di Forza Italia, che ora si ricandida con Fratelli d’Italia. Un politico scafato, visto che per tre volte è stato consigliere regionale e per una legislatura assessore ai servizi sociali, nominato dal governatore Luca Zaia. Sernagiotto (che è coinvolto in uno scandalo di finanziamenti pubblici a una cooperativa sociale trasformata in birreria) non si è lasciato scappare la ghiotta occasione di infilzare mediaticamente una concorrente diretta per Bruxelles. Dal suo sito ufficiale ha cominciato a suonare la grancassa. “Disgustoso. Il limite tra provocazione e cattivo gusto è stato superato. Chiedo a Salvini e a Zaia di prendere le distanze. ‘Vaia’ è una ferita ancora aperta e non merita di essere banalizzata a fini propagandistici. Le popolazioni colpite meritano rispetto e serietà”.

Il nome della candidata – che è ingegnere ambientale laureata a Trento – aveva già sollevato qualche perplessità perché non ha note di merito nel suo pedigree politico, salvo la recente nomina a presidente dell’Ater (case popolari) di Belluno. Di professione fa l’insegnante di fisica in alcuni istituti superiori del Bellunese. Per le Europee i leghisti veneti hanno sei candidati, ma a parte l’uscente Mara Bizzotto e il segretario della Liga Veneta, Giannantonio Da Re, si tratta di persone senza notorietà ed esperienza. Per questo c’era stato malumore tra i leghisti di vecchia data, che dagli scranni della Regione speravano di poter fare il salto in Europa. Anche perché inizialmente i leghisti veneti candidati erano quattro e il numero è poi salito a sei, dopo i mugugni del partito di Zaia. E tra i nuovi entrati c’era proprio l’ingegnere Rento. la quale, adesso che la bufera politica è scoppiata, cerca di giustificarsi: “Il messaggio relativo alla tempesta è chiaramente una metafora della nostra capacità di rialzarci e della mia volontà di andare in Europa per aiutare la mia terra”.

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