Oltre settanta artisti in scaletta, ma solo quattro donne. Il Concertone del primo maggio a Roma (qui la scaletta), mai come quest’anno è povero di nomi femminili. Accanto ai grandi come Daniele Silvestri, Manuel Agnelli o l’internazionale Noel Gallagher, ci saranno poche artiste e nessuna di queste salirà sul palco da solista. Naturalmente esclusa la presentatrice Ambra Angiolini. Le poche che rappresenteranno il genere lo faranno come membro di un gruppo, come le sorelle Lucchesi della band La Rappresentante di Lista, o Francesca del duo Coma_Cose.

L’assenza di nomi femminili sul cartellone non è passata inosservata, tanto da scatenare numerose polemiche. Si sono sollevati i gruppi femministi, tra cui le attiviste di Se non ora quando, ma anche numerose cantanti che, escluse dal Concertone, hanno dato vita a un controconcerto al femminile. Oltre venti le artiste che hanno messo nero su bianco il loro nome per sostenere l’evento “May così tante”, che si terrà a partire dalle 19 al locale romano Angelo Mai, organizzato dalla pupilla di Lucio Dalla, Angela Baraldi, e dalla cantautrice romana, Diana Tejera. In scaletta tra le altre ci saranno: Maria Pia De Vito, Andrea Mirò, Mimosa Campironi, Nathalie ed Eleonora Bordonaro.

 

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Repost @angelo_mai_roma by @media.repost: MAY COSÌ TANTE PRIMO MAGGIO ALL’ANGELO MAI DALLE 19:00 SI ANDRÀ AVANTI FINO A NOTTE FONDA. Qualcosa si è mosso. Qualcosa si muove, meglio. ecco che è arrivato un altro Primo Maggio, tutto al femminile. Come sempre succede in questi casi, ovviamente, a muovere le fila sono state delle donne, delle artiste. Lamentarsi e basta non è sufficiente, è evidente. E spesso neanche ci si lamenta. Meglio rimboccarsi le maniche e agire. Forti della qualità della propria proposta, e anche di quel pizzico di provocazione che una iniziativa volutamente di genere porta con sé. Perché il Primo Maggio che si muove sotto il titolo “Mai Così Tante (Primo Maggio all’Angelo Mai)” non è mica al femminile per caso. No, questa è una esplicita risposta al palco di Piazza San Giovanni, e ha un cartellone, diciamolo a gran voce, che dimostra come la scelta fatta da iCompany sia stata davvero vergognosa.(Michele minima) ♀️

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L’evento è stato organizzato all’Angelo Mai, spiegano le organizzatrici, “un luogo di resistenza e di verità”. “Perché appunto è una questione di verità: le donne cantanti e musiciste esistono”, come si legge sulla pagina Facebook del gruppo Se non ora quando. “Le artiste esistono e abitano lo spazio pubblico e lo modificano continuamente e indicano strade nuove – scrivono ancora le attiviste – Fatevene una ragione. Perché nessuna è più disposta ad assecondare la cecità e la violenza delle vostre narrazioni distorte. Non è più tempo di eliminarci dai concerti, dai libri di storia, dai convegni, dalle trasmissioni, dai musei. Quel tempo è finito. Proprio finito”.

Dopo la polemica non si è fatta attendere la risposta dell’organizzazione del Concertone che, sempre via social, ha postato una foto del dietro le quinte dell’evento, caratterizzato da una forte presenza femminile, scrivendo: “Lo sapete #1M2019 è un evento a trazione femminile?”. Anche la stessa Ambra Angiolini, durante la conferenza stampa di presentazione, ha difeso la scaletta. “La dobbiamo smettere di far finta di parlare di cose che non hanno senso – ha detto l’attrice – Io da donna non mi sento offesa perché non ho contato quante donne ci sono sul palco”. Angiolini ha criticato anche le motivazioni della rivolta, dando la colpa al mondo della musica in sé. “Perché nelle classifiche ci sono solo due donne? Perché non lo chiediamo alle case discografiche? Perché non lo chiediamo anche a quelli che stanno prima del primo maggio?”, ha chiesto.

Non è la prima volta che una kermesse musicale viene criticata per la mancanza di donne. Anche l’ultimo festival di Sanremo è stato contestato a causa delle poche donne in gara, solo sei su una lista di 24 artisti. Una polemica a cui il direttore artistico, Claudio Baglioni, aveva risposto con i numeri: le cantanti che avevano presentato la candidatura erano molte meno dei colleghi maschi.

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