Le vere cattedrali sono di sabbia. Nulla a che vedere con quella di Parigi, messa su di pietra e di secoli che fingono di non passare invano. Re, principi, papi, imperatori, gente comune, affaristi, fedeli, spettatori e banchieri, tutti sono entrati dalla stessa porta d’ingresso. Nessuna cattedrale, malgrado le velleità di eternità, è destinata a durare nel tempo. Qualche secolo o millennio e poi, inesorabile, la sabbia e la cenere avranno il sopravvento sui restauri mirati a conservare l’originale. Da noi questo si sa e per questo, fin dall’inizio, si costruisce tutto sulla sabbia, pegno di eterna fragilità e contingente perennità.

Anche a Niamey, da qualche tempo, si costruisce senza sosta quanto in fondo non serve per nulla alla vita reale della città. Hotel di lusso, ospedali di qualità selezionata, strade di eccellenza e futuristiche università islamiche per sole donne. Questo e altro è quanto il regime attuale propone e propina ai comuni cittadini del Paese che si fonda sulla sabbia. Le nostre cattedrali sono diverse e non sono altro che sabbia messa assieme dal vento. Durano quanto basta e non hanno la presunzione di diventare perenni come quelle di pietra. Sono di gran lunga più aderenti alla realtà, alle stagioni della vita e alla storia, cose tutte che al massimo durano una settimana o poco più.

Sappiamo cosa siano le ceneri e le distruzioni di chiese. Il 16 e 17 gennaio del 2015 a Zinder, la prima capitale del Niger e il giorno seguente a Niamey, l’attuale capitale. Sono state colpite dal fuoco distruttore di fanatici e invasati pagati dal sistema. C’era stato il “fattore Charlie Hebdo“, a Parigi e buona parte della gente non aveva accettato il presidente del Paese affermare di essere lui stesso “Charlie”. Conosciamo il dolore della distruzione di chiese, luoghi di culto, di incontro, di identità e di presenza per comunità esili e fragili in un contesto di egemonia culturale islamica. Alcune chiese erano state appena inaugurate o restaurate, con la participazione dei fedeli e aiuti esteriori. L’attaco di bande di giovani guidati da adulti era stato colto come un tradimento della fiducia riposta nel dialogo quotidiano coi vicini. Tutto è sabbia, anche la fiducia tra le persone che si presumeva sacra e dunque fragile come una promessa mai mantenuta.

Tutto è partito in fumo in poche ore quel sabato mattina. Solo la cattedrale di Niamey, dedicata a Nostra Signora del Soccorso, difesa per un paio d’ore dai militari è stata così salvata dalla distruzione. Sappiamo cosa significhi la desolazione di altari profanati, tabernacoli carbonizzati e statue ridotte a pezzi informi di legno. Siamo consapevoli della perdita e addolorati per quanto di prezioso si è perduto. Solo la sabbia conta. Non dimentichiamo, non possiamo farlo, che quanto è accaduto alla cattedrale di Parigi, di natura forse accidentale, accade quotidianamente nell’altra Cattedrale. Donne, bambini, giovani, adulti e anziani, autentiche Cattedrali, bruciati da bombe, droni armati, sofisticati mezzi di distruzione e armi leggere. Volti sfigurati e dilaniati dal fuoco e dalle bombe, in Libia, nello Yemen, in Siria, in Palestina, in Afghanistan, nello Sri Lanka e chissà in quanti altri sconosciuti luoghi di tortura. Gli ostaggi sono ormai da mesi prestati alla sabbia.

Ci sembra di essere questa Cattedrale reale che è quotidianamente profanata con la complicità di tanti costruttori e venditori d’armi. L’altra cattedrale, quella di Parigi, di pietra, di legno e di storia illustre e inutile, dovrebbe lasciare il posto all’altra. Lo stesso sdegno, sgomento, tristezza e il senso dello smarrimento di un bene prezioso dovrebbe essere indirizzato, almeno con la stessa intensità, alla Cattedrale impastata di terra e di cielo, alla Cattedrale umana, la Cattedrale dei volti. Sono volti di sabbia che solo l’ingenua ostinazione del vento si ostina a modellare come fossero perenni. Nulla di tutto ciò sfiderà il tempo. I palazzi costruiti per ingannare i cittadini, i binari di un treno che mai passerà, le università tristemente assenti e le persone scomparse, sono attori di un copione scritto sulla sabbia. Per questo, dalle nostre parti, non ci facciamo illusioni perché certi che il futuro è come una cattedrale, a forma di sabbia.

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E per fortuna ch’er Colosseo nun po’ brucià ch’è de coccio!

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