Come riportano alcune testate online, Rai Movie e Rai Premium sono in via di chiusura per fare spazio a due canali di “genere”. Uno dedicato alle donne, e uno dedicato agli uomini. Ah. Ah. Ah. Questo presuppone che i primi tre canali della Rai restino generalisti, e quindi raccolgano pubblicità a seconda dei contenuti proposti nella singola fascia oraria, mentre invece, Rai4 e Rai6 siano destinati a diventare rispettivamente contenitori pubblicitari per venditori di servizi e oggetti maschili, e femminili.

Che sia stato un ragionamento di marketing, visto che ormai la pubblicità è orientata a definire gli obiettivi della tv in modo netto, cercando sempre più “la separazione del maschio” è possibile.
Ma chi compra in famiglia sono le donne. Posto che esista ancora una famiglia. Posto che esista ancora qualcosa da comprare, e ormai non sia tutti da “fruire” e “condividere” su Internet (facendosi magari anche un selfie).

Dunque, un canale – immaginiamo – sul modello Discovery Real Time, dedicato alle donne che devono arredare casa, cucinare torte, sistemare casa, rifarsi il trucco il parrucco e comprare l’outifit giusto, oltre che fare sesso con ardore e badare ai figli. Un canale in cui infilare tutti i format realizzati per la Rai delle precedenti annate, e in cui flipparcene di nuovi, leggeri, facili. Per le nuove ragazze.

Fin qui, tutto liscio.

Poi, però, cosa metterci nel canale maschile costruito – pensiamo – sulla logica del canale DMax? Semplice: qualche avventuriero disperato, qualche camionista affamato, qualche collezionista di oggetti strambi. Una cosa che manca in Rai, certo. Per cercare poi di vendere qualcosa di davvero “maschile” come… automobili, rasoi usa e getta, valigie di lusso, profumi e creme anti-age.

Proprio un ragionamento in linea con la mission della Rai, si direbbe. Come comunica l’azienda nella parte del sito dedicata ai doveri inderogabili di una Rai che paghiamo più o meno 90 euro all’anno: un numero adeguato di ore di trasmissioni televisive e radiofoniche dedicate all’educazione, all’informazione, alla formazione, alla promozione culturale, con particolare riguardo alla valorizzazione delle opere teatrali, cinematografiche, televisive, anche in lingua originale, e musicali riconosciute di alto livello artistico o maggiormente innovative.

Ci sono già altri che fanno i soldi con la televisione. C’era proprio bisogno di togliere i film e le serie gratuite, e creare altri contenitori di fuffa per guadagnarsi la medaglia di “servizio pubblico” anno domini 2019?